In Libia “nessun intervento di terra”, armi e sostegno per Serraj. Usa insistono

17 maggio 2016 ore 12:22, Luca Lippi
Il governo italiano non intende intervenire in alcun modo in Libia, Matteo Renzi teme di perdere consensi prima di tutto, e solo in secondo luogo ne fa una questione di politica estera. Il ministro Gentiloni intanto, che a Vienna rappresenta il governo Italiano ha detto che la presenza fisica di militari italiani sul territorio è solo per mettere in sicurezza l’ambasciata italiana.
In realtà non sottovaluteremo neanche il fatto che l’Italia ha un ruolo assai maggiore di quello da comprimario, agli Usa non va proprio giù che la Francia sia presente con tanta “invadenza” sul territorio e non certo per tutelare il nascente governo quanto per difendere gli interessi della Total, ma questo è piuttosto comprensibile, meno comprensibile come si possa credere che con gli Usa infastiditi per l’ingerenza francese su territorio libico, possano non chiedere con determinazione un interessamento “in  nome e pre conto”, e come l’Italia possa realmente smarcarsi dal “dover” ottemperare ad alcuni obblighi.

In Libia “nessun intervento di terra”, armi e sostegno per Serraj. Usa insistono

Tuttavia, tornando in cronaca, il ministro Gentiloni dice durante la conferenza stampa congiunta con John Kerry e il premier libico: “non ci sarà un intervento straniero di terra. La Libia ha più volte ribadito di non volere un intervento di terra ma un sostegno della comunità internazionale alla formazione e addestramento delle truppe. Sarraj ha insistito fortemente sulla ownership della sicurezza. La stabilizzazione è la chiave per lottare contro il terrorismo, per promuovere lo sviluppo. L'Italia è pronta a rispondere alle eventuali richieste del governo libico di Fayez al-Sarraj sull'addestramento delle forze di sicurezza libiche, e non ci sarà un intervento straniero di terra. 
Le parole sono di circostanza, è fuori di dubbio, col tempo scopriremo quello che succederà realmente; nel documento finale rilasciato dopo la riunione ministeriale sulla sicurezza in Libia, è stata ufficializzata la disponibilità dei Paesi partecipanti a favorire un percorso di alleggerimento dell’embargo sulle armi al governo di Fayez al Sarraj, in modo da consentire al governo libico di contrattaccare Daesh senza la nacessità di far intervenire contingenti militari stranieri. 
Lo ha ribadito il segretario di Sto Usa John Kerry: “Appoggeremo il Consiglio di presidenza: è imperativo che la comunità internazionale sostenga il governo Sarraj, che è l'unico legittimo della Libia e ora deve iniziare a lavorare, e cercheremo di revocare l'embargo e fornire gli strumenti necessari per contrattaccare l'Isis”, ha aggiunto Kerry “È importante e urgente risolvere la situazione in Libia il più velocemente possibile; tutti conoscono il prezzo inaccettabile delle rivalità interne che stanno infliggendo danni al popolo libico, all'economia e alla sicurezza, e l'aumento dell'estremismo che sta traendo vantaggio dalla situazione”. Kerry ha anche speso parole di elogio all'Italia, che ha con la Libia “una relazione e un interesse molto speciale, ed è sempre al primo posto nello sforzo per la stabilizzazione del Paese. Serve un comando unificato.
Nel documento finale si legge che “La sicurezza è un punto chiave del futuro della Libia. Riconosciamo la necessità di rafforzare gli sforzi di coordinamento tra le forze militari e di sicurezza libiche e le invitiamo a creare rapidamente un comando unificato per coordinare la lotta a Daesh. Garantire la sicurezza e difendere il Paese dal terrorismo deve essere il compito di forze nazionali unificate e rafforzate. I libici devono combatterlo con unità”. 

autore / Luca Lippi
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