Brasile, Rousseff sospesa paventa "rischio fascismo". In piazza contro Timer

17 maggio 2016 ore 15:25, Americo Mascarucci
Paventa seri rischi per la democrazia il presidente del Brasile Dilma Rousseff, sospesa dal suo incarico a seguito dell'avvio della procedura di messa in stato d'accusa decisa dal Parlamento per le gravi accuse di corruzione rivolte contro di lei. 
Dilma è accusata  di aver truccato i conti pubblici nascondendo i numeri della crisi economica per poter essere rieletta alla guida del Paese a capo della coalizione di estrema sinistra in continuità con l'esperienza di Lula. 
Riferendosi al nuovo esecutivo guidato dal vice capo dello stato, Michel Temer la Rousseff, paventa il rischio di una deriva fascista per il Brasile. 
"Per la prima volta in molti anni - ha detto - non ci sono donne o neri al suo interno. C'è un problema di rappresentatività soprattutto per quanto riguarda le donne, che rappresentano oltre il 50 per cento della popolazione brasiliana. La disuguaglianza è un problema razziale, legato agli uomini, ai giovani e alle donne. Ma queste ultime e le persone di colore sono essenziali se vogliamo costruire un paese dal punto di vista sociale, culturale e dei diritti umani".
Ma è soprattutto sulla politica del nuovo governo che la presidentessa sospesa parlando con la stampa internazionale si dichiara preoccupata. "Penso che un governo illegittimo avrà bisogno di meccanismi illegittimi per poter rimanere al potere. Un Governo che – attacca Dilma – si è dichiarato liberale sul versante economico e conservatore in ambito sociale e culturale".

Brasile, Rousseff sospesa paventa 'rischio fascismo'. In piazza contro Timer
La presidentessa dovrà restare sospesa per almeno 180 giorni, periodo previsto per portare a termine la procedura di messa in stato d’accusa. Se sarà giudicata colpevole da almeno due terzi del Senato, dovrà lasciare definitivamente il suo incarico nelle mani di Temer, che governerà il paese fino alla scadenza naturale del mandato
Quest'ultimo è accusato dai fedelissimi della presidente sotto processo di essere il regista di una sorta di "golpe" contro la Rousseff, 
Temer ha già dichiarato in televisione che non intende presentarsi alle elezioni presidenziali del 2018. 
"In tal modo - ha spiegato - potrò permettermi anche di essere impopolare prendendo misure che forse non piaceranno alla popolazione ma produrranno sicuri benefici per il paese". 
Intanto il Brasile è in fiamme con la sinistra che in varie città del Paese è scesa in piazza attraverso le forme di protesta più diverse e disparate (blocco del traffico, sbattimento di pentole nelle piazze, scioperi ecc.) denunciando il rischio di un nuovo regime autoritario. Timer è considerato un usurpatore per essere andato al potere senza essere eletto e con il chiaro obiettivo di archiviare per sempre l'era Lula- Rousseff.
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