Meluzzi (psicologo): "Allarme droga tra i giovani: è il mercato che decide"

17 marzo 2014, Micaela Del Monte
In seguito alla pubblicazione di una parte dello studio dell'Espand-Itaia (European school survery on alcohol and other drugs), in cui viene sottolineato l'aumento dell'uso delle droghe, e soprattutto dell'eroina, dai parte dei giovani italiani, IntelligoNews ha contattato lo psicologo e fondatore della Comunità di accoglienza Agape Alessandro Meluzzi

Dallo studio è emerso che tra giovani è tornata di moda l'eroina, quali sono i motivi principali di questa inversione di tendenza? 
«Buona parte dei movimenti del consumo sono veicolati più che dagli acquirenti dai venditori, ma soprattutto dal mercato internazionale che di volta in volta sceglie un prodotto o un altro anche sulla base di una disponibilità a basso costo del rifornimento di origine. In questo caso credo che pesi più che altro la sconfitta del mercato dell'oppio, del triangolo d'oro, e dell'Afghanistan. Penso anche che ci sia la volontà del mercato internazionale di spingere sul mercato, come negli anni '70-'80, il consumo dell'eroina. Questa necessità incontra poi una nuova richiesta di droghe così dette "socializzanti" come il cannabinolo, l'hashish e la marijuana e soprattutto le sostanze di sintesi come l'ecstasy e le sostanze da sballo del sabato sera, o appunto l'eroina che è profondamente sedante. È una necessità che segue alla vecchia spinta di droghe performanti come la cocaina e l'eroina (che sono in grado di produrre un'iperattività, eccitabilità e l'aumento delle performance e dell'aggressività). Mentre nel periodo degli Yuppie si voleva essere eccitati grazie a cocainici e anfitaminici era gradevole, in un periodo di depressione come questo si cerca di placare soprattutto l'angoscia, l'ansia e la paura del futuro. In qualche modo così torna d'attualità a figura dell'oppiomane e quindi dell'eroinomane stupefatto. È chiaro che questo è anche uno specchio dei tempi che viviamo e vale anche per le droghe sintetiche. Alcune di queste sono veramente distruttive, come il crack, perché hanno sostanze che provocano lesioni neurali permanenti anche dopo una sola assunzione». 

Meluzzi (psicologo): 'Allarme droga tra i giovani: è il mercato che decide'
Sempre lo studio sottolinea che ad essere maggiormente coinvolti nell'uso di sostanze stupefacenti sono i maschi, perché? 

«I maschi sono più vulnerabili ad assumere le droghe anche perché sono più vulnerabili in generale. Questo da sempre, e nell'ultimo periodo più che mai vista anche una crescente irrisolta difficoltà nel rapporto tra maschi e femmine anche in età adolescenziale. Questo introduce quello che io chiamo "Guerra dei Sessi" e che forse proprio nell'adolescenza e nella giovinezza trova i suoi momenti più acuti, anche se poi vediamo che anche in età molto più adulta, come il femminicidio dimostra, il conflitto uomo-donna raggiunge degli apici pazzeschi». 

Per quale motivo è il nord Italia ad essere più esposto all'uso di eroina e di droghe sintetiche? 

«Per molteplici ragioni: la prima è legata alla quantità di denaro, in secondo luogo per una maggiore disponibilità di sostanze legata al circuito del mercato e terzo perché la società meridionale ha qualche aspetto che tiene un po' di più in questo ambito come in altri. È una questione di cultura, di società, di clima, di rapporti e di relazioni, di famiglia. Diciamo che poi al nord la caduta del benessere porta maggiore disperazione, mentre al sud di benessere ce n'è stato sempre relativamente poco, quindi la crisi viene avvertita meno» 

La situazione delle comunità è peggiorata negli ultimi anni? 

«Nelle comunità si sconta soprattutto la grande carenza disponibilità di risorse pubbliche e questo fa sì chefacciano parecchia fatica a rimanere vive e aperte perché in questa crisi in cui le normative si sono estese enormemente, la burocrazia è aumentata e allo stesso modo i controlli. Non si può cioè più ricorrere al volontarismo generoso dei tempi dell'inizio della Comunità Incontro o di San Patrignano e dall'altra parte non si può neanche attingere ad un welfare di comunità efficace ed efficiente. Il rischio quindi è di avere un modello vecchio e di non riuscire a crearne uno nuovo».
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