Unioni civili, perché ha ragione Scalfarotto sul matrimonio etero...

17 marzo 2015, Americo Mascarucci
Unioni civili, perché ha ragione Scalfarotto sul matrimonio etero...
Il sottosegretario Scalfarotto è stato chiaro: la legge sulle unioni civili che il premier Matteo Renzi vorrebbe approvare prima delle elezioni di maggio, dovrà valere soltanto per le coppie gay e non per quelle etero perché sono gli omosessuali ad aver bisogno di veder tutelato il loro diritto di coppia. 

Il ragionamento di Scalfarotto potrebbe sembrare a prima vista discriminatorio, invece contiene un fondo di verità. A detta del sottosegretario non ha alcun senso introdurre nuove regolamentazioni per le coppie etero dal momento che queste hanno già lo strumento per normalizzare giuridicamente il proprio rapporto; questo strumento è appunto il matrimonio. Perché due conviventi che vogliono regolarizzare la loro unione non dovrebbero sposarsi? 

Che senso ha chiedere il riconoscimento dei diritti nel momento in cui si rifiuta la stabilità del legame? Diverso il discorso per le coppie gay per le quali è preclusa la via del matrimonio, almeno in Italia. E’ a loro, ai loro diritti che deve rivolgersi la nuova legge sulle coppie di fatto, perché a detta di Scalfarotto sono le unioni omosessuali ad essere discriminate, non quelle eterosessuali che possono godere dei vantaggi matrimoniali. 

Per una volta tralasciamo il discorso relativo alle unioni gay e concentriamoci invece su quello inerente le altre coppie, i conviventi eterosessuali. In questo caso ha ragione Scalfarotto: perché ricercare percorsi alternativi al matrimonio per chi ha la possibilità di regolarizzare il proprio legame sposandosi anche solo civilmente senza bisogno della chiesa o del prete? 

C’è sicuramente una forte contraddizione in quelle coppie etero che rifiutano il matrimonio ma pretendono di veder riconosciuto il loro status di conviventi, godendo dei diritti propri delle famiglie tradizionali. Approvare norme che vadano a riconoscere diritti a queste unioni significa disconoscere il valore del matrimonio, non il sacramento religioso, ma l’istituto laico previsto dalla Costituzione e che ha sempre costituito il nucleo fondante della società. 

E’ infatti inaccettabile il motivo di quelle coppie che rifiutano di sposarsi adducendo magari il fatto, assurdo, di non voler sottostare ad un obbligo. Eh sì, perché nella mentalità odierna il matrimonio è considerato un istituto vecchio, superato e quindi da rottamare, facendo salvi però i vantaggi economici e patrimoniali che questo comporta. 

Sarà pure un istituto arcaico ma non si può buttare tutto al macero, secoli di prassi e tradizioni consolidate, soltanto per soddisfare il modernismo delle coppie di oggi. Assurda e fuorviante anche l’altra scusa che si accampa solitamente per giustificare il rifiuto del matrimonio: “Tanto oggi le famiglie si sfasciano tutte e allora perché sposarsi per poi separarsi?”. Il che sarebbe come dire: “Perché curarsi dalle malattie, spendere soldi in medicine e mantenere in piedi gli ospedali se tanto prima o poi si deve morire?”. Eppoi, se si preferisce la convivenza alle nozze perché si presume che prima o poi ci si dovrà separare, a che servono i diritti di coppia? A vedersi riconosciuti gli alimenti dopo la rottura del legame? 

Suvvia, ha ragione Scalfarotto, si può e si deve discutere dei diritti delle coppie gay (essere d’accordo sullo spirito del disegno di legge Cirinnà è un altro discorso), ma non si possono confondere le mele con le pere. Del resto, per chi come i gay si battono da anni per introdurre le nozze fra persone dello stesso sesso anche in Italia, sarebbe un controsenso favorire il capriccio di quelle coppie etero che vorrebbero abolito il matrimonio. 
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