Libia, parla Buonanno "l'Africano": "Io ci sono stato e vi racconto: non vogliono soldati ma armarsi"

17 marzo 2015, Adriano Scianca
Libia, parla Buonanno 'l'Africano': 'Io ci sono stato e vi racconto: non vogliono soldati ma armarsi'
“Per smuovere le cose in Libia è bastato uno che non se l'è fatta sotto come tutti gli altri ed è andato direttamente lì”. Gianluca Buonanno, vulcanico europarlamentare della Lega nord, è reduce da una missione personale a Tobruk, dove ha incontrato varie autorità del governo libico riconosciuto. Parlando con IntelligoNews, l'esponente del Carroccio spiega: “Non serve mandare truppe, loro non vogliono soldati. Vogliono solo potersi armare”.


Parlando oggi con l'Ansa, il presidente del parlamento libico di Tobruk, Aqila Saleh, ha detto: “C'è un italiano che ha sventolato la bandiera libica nel parlamento europeo. Lo voglio ringraziare per questo atto”. Evidentemente il suo viaggio in Libia ha lasciato il segno...


«Certo, anche perché sono l'unico che è andato. Saleh l'ho pure incontrato». 


Che situazione ha trovato lì? 


«Vedevano in me un salvatore, una speranza. E se la visita di un singolo parlamentare viene interpretata in questo modo, questo fa capire quanto manchi, lì, la presenza dell'Unione europea e dell'Italia. Faccio un solo esempio». 


Dica. 


«Quando sono andato non era ancora stato riconosciuto l'ambasciatore libico a Roma. Il governo di Tobruk era riconosciuto, l'ambasciatore no. Erano mesi che chiedevano che fosse riconosciuto. Dopo tre giorni che ero lì la situazione si è sbloccata. Inoltre quando ho annunciato che sarei partito per la Libia, “casualmente” il Parlamento europeo si è messo a discutere di Libia. Insomma, per smuovere le cose è bastato uno che non si è cagato sotto come tutti gli altri». 



E invece sul territorio com'è la situazione per il popolo libico? 



«C'è uno stato di ansia generalizzata. Ho trovato un popolo molto orgoglioso, con una grande volontà di uscire da questa situazione ma anche una grande delusione per l'Occidente che dopo aver deposto Gheddafi si è dimenticato della Libia. Io ho incontrato nel suo bunker il capo delle forze armate libiche e del governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar. Mi ha dato un messaggio per l'Europa. Mi ha detto: aiutateci, perché se sconfiggiamo il terrorismo facciamo un favore anche a voi». 



Che tipo di aiuto chiedono? 



«Loro vogliono la fine dell'embargo sulle armi. C'è questa situazione per cui i buoni non possono fare nulla e i cattivi fanno quello che vogliono. Loro non vogliono soldi, non vogliono truppe. Vogliono solo la fine dell'embargo sulle armi. Poi se la risolvono loro».


Renzi ha detto che l'Italia è pronta a intervenire... 


«L'ho già detto: non serve mandare truppe, se li aiutiamo ad armarsi poi ci pensano loro». 


Dal punto di vista dell'immigrazione che situazione ha trovato? 


«Sa come chiamano l'Italia lì? Il taxi. Dicono proprio “Italia taxi”. Perché gli scafisti si mettono in mare e poi chiamano l'Italia: “Siamo partiti, veniteci a prendere”.  Mi hanno detto che molti immigrati che arrivano lì dal resto dell'Africa hanno l'aids, altri l'ebola, molti muoiono durante il tragitto... Ovviamente queste cose le vedi solo se vai lì, ma tutti gli altri se la fanno sotto...».
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