Isis, dal Papa al Rappresentante della Santa Sede all'Onu: cambia la strategia della Chiesa

17 marzo 2015, intelligo
Isis, dal Papa al Rappresentante della Santa Sede all'Onu: cambia la strategia della Chiesa
Chi ha notato il filo che nello stesso giorno lega le parole del Papa durante l’Angelus e quelle del rappresentante della Santa Sede all’Onu, l’Arcivescovo Tomasi, su come fermare l’Isis? 

Il filo c’è e merita di essere evidenziato perché potrebbe presupporre un cambio di passo nella “politica” vaticana rispetto alla minaccia dei tagliagole che stanno avanzando dall’Iraq alla Libia. 

Silvano Tomasi, rappresentante della Santa Sede all’Onu, ha dichiarato: “Usare la forza per fermare le mani dell’aggressore”. Domenica il Papa da Piazza San Pietro si è soffermato sulle persecuzioni dei cristiani: “Il mondo cerca di nascondere la persecuzione in atto”. L’Arcivescovo Tomasi aggiunge: “Dobbiamo fermare questo tipo di genocidio. Altrimenti in futuro ci lamenteremo, chiedendoci perché non abbiamo fatto nulla, perché abbiamo permesso che accadesse una simile tragedia”. E ancora: “Sta alle Nazioni Unite ed ai suoi Paesi membri, specialmente quelli del Consiglio di sicurezza, determinare la forma esatta dell'intervento, ma la responsabilità (di agire) è chiara”.

Domenica Papa Francesco ha annunciato di aver appreso “con molto dolore degli attentati contro due chiese a Lahore in Pakistan, che hanno provocato numerosi morti e feriti. Sono chiese cristiane: i cristiani sono perseguitati, i nostri fratelli versano il sangue soltanto perchè sono cristiani. Mentre assicuro la mia preghiera per le vittime e le loro famiglie, chiedo e imploro dal Signore, fonte di ogni bene, il dono della pace e della concordia per quel paese e che questa persecuzione contro i cristiani, che il mondo cerca di nascondere, finisca e ci sia la pace”. 

LuBi

autore / intelligo
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