Pakistan, cristiani perseguitati: ora i Vescovi denunciano il governo...

17 marzo 2015, Americo Mascarucci
Pakistan, cristiani perseguitati: ora i Vescovi denunciano il governo...
I vescovi del Pakistan hanno denunciato l’immobilismo del Governo nel proteggere le comunità cristiane dalle violenze dei fondamentalisti islamici.

Pare che, nonostante le minacce ricevute negli ultimi giorni da parte degli estremisti talebani, le due chiese cristiane, una cattolica l’altra protestante fatte saltare in aria durante la celebrazione delle funzioni, fossero scarsamente presidiate. 

Solo uno sparuto gruppo di agenti sarebbe stato preposto alla sorveglianza dei luoghi di culto, fra cui i due poliziotti saltati in aria nel tentativo, purtroppo vano, di bloccare uno degli attentatori. Il primo ministro Sharif ha espresso solidarietà alle comunità cristiane colpite e ha condannato il terrorismo, ma a sentire il capo della Conferenza episcopale pakistana alle parole non seguono i fatti. 

Questo perché i fondamentalisti islamici in Pakistan sono molto potenti e anche l’attuale premier ha goduto dell’appoggio dei gruppi islamici più radicali per vincere le ultime elezioni. Sharif si rende perfettamente conto del pericolo rappresentato dai talebani e dalla loro pretesa di imporre nel Paese la legge della Sharia epurando la componente cristiana, ma sembra avere le mani legate, ben consapevole del fatto che mettersi contro di essi equivarrebbe a perdere il potere.

 Non si spiegherebbe altrimenti l’ostinazione nel non voler modificare la legge sulla blasfemia, introdotta dall’ex dittatore Zia proprio nel tentativo di guadagnare l’appoggio dei fondamentalisti islamici contro i partiti laici fedeli all’ex primo ministro Alì Bhutto rovesciato da un colpo di stato militare e poi impiccato. Una legge che è stata sempre utilizzata per colpire le minoranze religiose, i cristiani su tutte. Asia Bibi si trova in carcere e rischia il patibolo proprio a causa di questa legge. E’ bastato che due donne islamiche si presentassero alla Polizia accusando la donna cristiana di aver offeso il profeta Maometto senza fornire alcuna prova se non la loro (inattendibile?) testimonianza, per far sbattere Asia in carcere e farla condannare a morte in due diversi gradi di giudizio. In realtà l’unica colpa della donna è quella di essere cristiana e di aver osato ribellarsi al divieto delle due donne di attingere l’acqua da un pozzo pubblico. 

Anche i giudici di appello nei quali la comunità internazionale aveva riposto speranze sono apparsi intimoriti dalle minacce dei fondamentalisti e dopo ripetuti rinvii e perdite di tempo legate forse alla speranza che la donna in carcere morisse da sola (è molto debilitata infatti dalle condizioni disumane in cui è reclusa), non hanno potuto far altro che confermare la pena capitale già inflitta nel primo grado di giudizio. Non c’è quindi da meravigliarsi se i cristiani sono  abbandonati al loro destino e lasciati soli in balia dei terroristi. 

Il Governo ha annunciato un potenziamento delle misure di sicurezza intorno ai luoghi di culto cristiani, ma il timore dei vescovi è che si tratti di una mossa puramente propagandistica, destinata a durare lo stretto necessario per far spegnere i riflettori sui sanguinosi attentati degli ultimi giorni. Intanto sempre i vescovi hanno invitato i cristiani alla calma e soprattutto ad evitare gesti di violenza, seppur dettati da un comprensibile e in parte legittimo desiderio di vendetta. 

Ma fino a che punto si può chiedere alle persone di porgere l’altra guancia? 

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