Che fine ha fatto Pasquale Squitieri?

17 marzo 2016 ore 10:38, intelligo
di Anna Paratore 

Nell'italiano colloquiale esiste la forma idiomatica “bastian contrario” riconducibile a chi assume le opinioni e gli atteggiamenti contrari a quelli della maggioranza. Non vogliamo dire che sia completamente così, ma Pasquale Squitieri è sicuramente quanto di più simile possiamo incontrare rispetto all’idea che si ha del bastian contrario. Non ci credete? Eppure di dimostrazioni in questo senso durante tutta la sua vita ne ha fornite a iosa. Due anni fa, per esempio, in un’intervista a La Zanzara, disse: “Io ho tre figlie femmine. E quando avevano 10, 12, 13 anni, ho chiesto loro : ma siete ancora vergini? Ma che vergogna! Bisogna liberarsene subito. Ho detto che era disgustosa questa cosa che fossero ancora vergini. [...] Ho sposato una minorenne nel 1965, aveva 17 anni. Ero stato con lei la prima volta quando aveva 13 anni. Io avevo 21, 22 anni. Un reato? Ma certo, è un reato andare contro le regole.” E con questo sdoganando dal suo punto di vista il sesso di adulti con minorenni, una delle sue tante posizioni contro le regole che hanno fatto parlare di lui nel corso degli anni.
Che fine ha fatto Pasquale Squitieri?
Nato a Napoli, nel novembre del 1938, Pasquale si laurea in Giurisprudenza e comincia a lavorare presso il Banco di Napoli. A conoscerlo si capisce immediatamente che è una sorta di vulcano sempre pronto a eruttare, senza darsi troppi problemi su ciò che questo potrebbe causare.  Inizia col cinema nel 1969 sceneggiando con Torres e Di Lauro Io e Dio, prodotto da Vittorio De Sica.  Non sarà una pellicola che passerà alla storia, ma intanto Squitieri ha iniziato una nuova carriera che lo porta a girare alcuni spaghetti western come Django sfida Sartana (1970) e La vendetta è un piatto che si serve freddo (1971), entrambe le pellicole firmate con lo pseudonimo di William Redford.  Ma non è certo questo il cinema che interessa a Pasquale, che comincia a dedicarsi ai film di denuncia, quelli che raccontano la società italiana e ne mostrano spesso le nefandezze. Una posizione, quella di Squitieri, difficile da sostenere se non altro per i nemici che ti fai o rischi di farti. In proposito, racconta lui stesso in un’intervista a DagoSpia come arrivò a litigare brutalmente con Gianni Agnelli.  Narra il regista: “Nel 1979 girai Razza Selvaggia, un film terribile sulla condizione dei meridionali a Torino. Volevo girare dentro alla Fiat e andai da Montezemolo con un finto copione in cui magnificavo la fabbrica di Agnelli. Ottenuti i permessi, mostrai che inferno fosse, cosa succedeva quando un operaio si faceva male e tante altre belle cose.[…] Cosa vuole? Senza azzardo non ho mai saputo stare. Agnelli me la giurò. Assoldò un paio di investigatori privati, fece raccogliere un po’ di fango ad Aversa, avvertì chi di dovere e la vicenda dell’assegno uscì fuori. Stavo partendo per il Festival di Mosca nell’80 e sull’aereo mi si avvicinarono un paio di poliziotti: “Squitieri, ci risultano problemi con il suo passaporto, ci segua in Questura e la riportiamo qui in tempo utile per partire”. Era una balla. Mi trascinarono a Rebibbia. 5 mesi di galera. Mi graziò Pertini.” Domanda il giornalista: “Di Agnelli ha mai più avuto notizie?” Risposta con sorrisetto sornione stampato in faccia: “Tutto poteva immaginare il signor Agnelli, ma non che sarei diventato senatore. Lo acchiappai in Senato. Lo chiusi in una stanza e gridavo ‘Secondo te la lama in tasca ce l’ho o no? Ti apro in due come un maiale’. E Agnelli ‘Sei andato da Montezemolo e lo hai ingannato. Se giochi sporco non puoi aspettarti che gli altri giochino pulito’. Prima che mi potessi complimentare per la prontezza, arrivarono alle spalle di Agnelli e lo portarono via. È stato il mio peggior nemico, ma anche il più divertente.”
La vicenda dell’assegno a cui Squitieri si riferisce nell’intervista è un paradosso tutto italiano, quello dove magari con una condanna per omicidio non vai in galera e aver fatto pagare un assegno da 25mila lire risultato poi falso mentre sei impiegato in banca, può costare l’arresto e qualche mese di prigione, proprio come successe a Squitieri che nella vita non si è mai fatto mancare niente.  Sì, perché oltre alla carriera di regista, Pasquale è stato molto attivo anche in politica, partendo da posizione considerate di sinistra estrema, come quando sottoscrisse un documento contro il commissario Calabresi, per passare poi nelle file di AN, per la quale venne eletto appunto senatore nel 1994 nel collegio Andria-Barletta. Avventura quella del politico che tentò nuovamente ricandidandosi questa volta nelle file del PdL nel 1996 nel collegio di Nola, ma ottenendo solo  il 40,2% dei voti e risultando sconfitto.  Squitieri si è poi iscritto al Partito Radicale Transnazionale, e ha collaborato ad alcune campagne del Partito Radicale stesso. Nel 2013 si è espresso molto duramente contro l'europarlamentare leghista Mario Borghezio, affermando che "fa schifo, bisogna eliminarlo fisicamente", paragonandolo ai nazisti del processo di Norimberga. Il 9 luglio 2015 gli è stato revocato il vitalizio, insieme ad altri nove ex deputati e otto ex senatori, proprio in seguito alla condanna per peculato ricevuta per colpa del famoso assegno di lire 25.000.
E mentre l’attività politica di Squitieri si muoveva in modo ondivago, pure la sua carriera da cineasta non era particolarmente lineare.  Successi, certo, ma anche grandi polemiche e discussioni, come per il suo film Li chiamarono... briganti! (1999), pellicola sul brigantaggio che narra la storia del suo maggior rappresentante Carmine Crocco, e che causò talmente tanto scalpore da dover essere ritirata dalle sale praticamente subito dopo l’uscita.  
Nella vita privata, dopo un primo matrimonio giovanile, Squitieri è stato legato a Claudia Cardinale dal 1973. Pur vivendo lontani, lei in Francia e lui in Italia, i due sembravano proprio una coppia inossidabile. In realtà, non molti sanno che nel 1999 si dissero addio sul piano sentimentale pur restando molto amici e legati da una figlia in comune che da poco tempo li ha resi nonni. Squitieri ha conosciuto poi, nel 2003, Ottavia Fusco, anche lei attrice e di quasi 30 anni più giovane con cui ha cominciato una storia d’amore sfociata poi nel matrimonio celebrato nel febbraio del 2014. “Una compagna unica, che mi è stata vicino con dedizione anche nel periodo buio della mia malattia”, ha dichiarato l’autore riferendosi al tumore ai polmoni  che lo ha colpito ma che ora sembra brillantemente superato.  Parlando si sé, invece, Squitieri ha detto in un’intervista a Dagospia: “Ho sparato, picchiato e insultato, ma l’ho sempre fatto per difendere qualcuno e mai me stesso. Se vedo la mia vita in controluce e alla mia età iniziare a osservarla è quasi un obbligo, noto che tutti gli eventi negativi che mi hanno sfiorato erano slanci mascherati di generosità. Sono arrivato a 77 anni sbattendo porte in faccia agli arroganti. E sono orgoglioso di averlo fatto.” 
Bastian contrario, sì, ma con dei principi.

autore / intelligo
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