No all'utero in affitto: l'Europa è d'accordo. E ora che non è un diritto di libertà e di civiltà?

17 marzo 2016 ore 10:43, intelligo
di Padre Giacobbe Elia (esorcista incaricato per la Diocesi di Roma dal 1987, discepolo del Servo di Dio Candido Amantini)


Con un solo voto di scarto tra oppositori e fautori (16 voti contrari e 15 favorevoli), il 15 marzo la Commissione affari sociali dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa ha bocciato la mozione sulla maternità surrogata presentata da Petra de Sutter, che avrebbe aperto le porte alla legalizzazione di una forma spietata di sfruttamento, implicando l’acquisto del corpo di una donna da parte di una ricca coppia che diventa così genitrice di un bambino che non ha concepito. La deputata belga chiedeva infatti ai governi dei 47 Stati membri del Consiglio di accettare la strada della “regolamentazione internazionale” di questa pratica. Grazie a Dio, ci si è però resi conto che il successo della sua proposta avrebbe comportato un’evidente violazione dei diritti del bambino e uno sfruttamento del corpo delle donne.  

No all'utero in affitto: l'Europa è d'accordo. E ora che non è un diritto di libertà e di civiltà?
Incalzato su queste pagine da Marta Moriconi che gli chiedeva se condivideva il giudizio di Emma Bonino,
secondo cui non c’è differenza tra donare un utero e un rene, il filosofo marxista, Diego Fusaro, osservava con estrema chiarezza: “La differenza è abissale, e solo una persona in cattiva fede o ingenua non la vede. Innanzitutto se doni un rene non coinvolgi un bambino, mentre nell’utero in affitto coinvolgi un nascituro che non viene interpellato in alcun modo e che viene gettato al mondo senza diritto ad avere un padre e una madre, senza radici, nato in maniera tecnica, magari anche eugenetica in futuro. E poi la differenza è che tu doni un rene per salvare una vita, invece in questo caso doni un utero per soddisfare il capriccio egoistico di un individuo concepito ormai come libero di fare tutto quello che vuole, se ha i soldi per farlo…Un rene uno se lo fa donare quando ne ha bisogno vitale. Invece il figlio diventa un vizio, si prende il figlio in America ovviamente, perché se nasce in Africa può venire senza occhi azzurri e capelli biondi. Questa è l’eugenetica insita nella pratica”.  
È vero: nel Consiglio d’Europa è prevalsa una maggioranza risicata, ma è doveroso sottolineare che la deputata belga è stata nominata relatrice nonostante un palese conflitto di interessi, praticando lei stessa la maternità surrogata nella sua clinica in Belgio! 

Il testo da lei proposto condannava genericamente la maternità surrogata commerciale, ma prevedeva la legalizzazione di quella fatta sotto forma di “donazione”, senza scambio di denaro. È apparso però chiaro che qualsiasi legalizzazione dell’utero in affitto avrebbe di fatto comportato la riduzione della donna e del bambino a meri strumenti in mano ai più abbienti. Forse – dico forse – anche per questo si è scelto di discutere a porte chiuse un tema così sensibile, nonostante l’aperta contrarietà della Federazione Europea dell’Associazione Famiglie Cattoliche; la cui mobilitazione, trasversale ai funesti schieramenti politici e ideologici, è stata senza dubbio determinante al successo di questa battaglia combattuta a favore delle donne più povere e dei nascituri più indifesi. Anche ‘La Croce’ di Mario Adinolfi, appena nata, aveva subito avviato la raccolta firme “I figli non si pagano” indirizzata ai vertici europei e al segretario Onu per vietare nel mondo le pratiche di maternità surrogata.  

In questi ultimi anni assistiamo ad un curioso paradosso, che vede molti impegnati a rivendicare con forza questa pratica quasi come un diritto di libertà e di civiltà, senza rendersi conto che questa possibilità ha dei costi così elevati da essere preclusa ai più e concessa solo a pochi ricchi, realizzando quel terribile processo di eterogenesi dei fini denunciato da Augusto Del Noce. Lo ha capito l’India, un paese povero, che ha deciso almeno d’impedirne il ricorso alle coppie straniere. Al contrario, nei mitici USA l’anno scorso alcune grandi aziende hanno pagato le dipendenti perché congelassero i loro ovuli e rimandassero la maternità (il nostro futuro) dopo i 40 anni. Il profitto, immediato e cieco, prima di tutto!
L’utero in affitto viene maliziosamente presentato come un dono generoso che una donna fa a chi non può procreare. Ma non è così. Nessuna donna può lasciarsi strappare il frutto delle sue viscere senza dolore, perché lei con quella creatura di cui ancora non conosce il volto ha già stabilito una relazione vitale. L’utero in affitto è un triste mercato di donne sfruttate, aperto, per lo più, a ricche coppie omosessuali dell’Occidente opulento. Difende l’utero in affitto chi si è convinto o si è arreso all’idea che la nostra storia sia regolata soltanto dall’onnipotenza del mercato e dal suo potere d’acquisto, ormai emancipato da ogni regola morale, comprese quelle iscritte indelebilmente dal Creatore nella nostra natura. 

Così l’uomo finisce per illudersi di essere lui il legislatore di se stesso, al di là del bene e del male, e s’incammina sulla via della morte dopo aver ucciso in se stesso il Dio che gli ha dato la vita e si è fatto sua Via.  E in nome di questa falsa libertà, rivendicata come una conquista, si porta a compimento quell’eterogenesi dei fini che ha servito durante la sua vita. 
“Signore, libera la mia vita / dalle labbra di menzogna, / dalla lingua ingannatrice” (Sal 120,2). “Anche dall’orgoglio salva il tuo servo / perché su di me non abbia potere; / allora sarò irreprensibile, / sarò puro dal grande peccato” (Sal 19,14).

   

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