Apple verso il D-Day con l'Fbi: "questione di privacy" per milioni di persone

17 marzo 2016 ore 11:21, Lucia Bigozzi
E’ finita in 33 pagine. Tante quelle che compongono il dossier finale, un documento che reca la firma di Apple, depositato sul tavolo del tribunale di Riverside. Il d-day è fissato per martedì quando si terrà l’udienza che vede contrapposti il Dipartimento di Giustizia degli Usa con al seguito l’Fbi e i rappresentanti dell’azienda di Cupertino. La vicenda è quella che ruota intorno alla richiesta dell’Intelligence americana formulata ad Apple di sbloccare l’IPhone di uno degli attentatori della strage di San Bernardino, realizzando un software ad hoc che ne consenta l’accesso e la verifica dei dati. Ma Apple finora ha detto no, sostenendo che un passo del genere metterebbe a rischio la privacy di milioni e milioni di utenti. Insomma, si creerebbe un precedente che potrebbe rivelarsi un boomerang non solo per l’azienda ma anche per il concetto stesso di privacy che si sa, soprattutto in America, è particolarmente sentito dall’opinione pubblica. 

Apple verso il D-Day con l'Fbi: 'questione di privacy' per milioni di persone
Una querelle che ormai sta andando avanti da mesi e molto complessa in tutte le sue sfaccettature e implicazioni: da un lato c’è il diritto-dovere delle autorità impegnate nell’investigazione dei reati (in particolari quelli più gravi legati al terrorismo) connessi alla sicurezza nazionale e dall’altra la tutela del diritto degli utenti di iPhone disseminati nel mondo di avere una protezione adeguata per tutto quello che di personale viene inserito nel dispositivo mobile. Apple ha messo in campo una task force di legali e nel documento presentato al tribunale di Riverside, città non troppo distante da Los Angeles, si legge che “costringere Apple a creare un software per ridurre la sicurezza dell'iPhone metterebbe in pericolo la privacy di centinaia di milioni di persone”. Passaggio già ampiamente sottolineato dal numero uno della Mela morsicata, Tim Cook. Lo stesso leader non ha usato mezzi termini definendo la richiesta dell’Intelligence americana, ovvero la creazione di un software ad hoc simile a “un cancro”. La risposta del Dipartimento di Giustizia non si è fatta attendere e le autorità americane hanno sottolineato che “alla Costituzione e ai tre rami del governo federale dovrebbe essere affidato il raggiungimento di un equilibrio tra il diritto di ogni cittadino alla privacy e il diritto di tutti i cittadini alla sicurezza e alla giustizia. La Costituzione e le leggi degli Stati Uniti non investono di questo potere una singola società”. Come andrà a finire? Martedì prossimo ne sapremo di più. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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