Putin dispone il ritiro dalla Siria mettendo all’angolo chi voleva dettare le regole

17 marzo 2016 ore 11:14, Luca Lippi
Lo fa con lo stile che lo caratterizza, Putin annuncia il ritiro delle truppe russe dal territorio siriano (è cominciato ieri) poiché è stato compiuto lo scopo e si dichiara ufficialmente il raggiungimento degli obiettivi prestabiliti dal Cremlino. Vladimir Putin ha già informato telefonicamente il presidente Al-Assad, che ha risposto dicendosi pronto ad “iniziare il processo politico nel Paese il più presto possibile”. Entrambi hanno espresso la speranza che i negoziati di Ginevra conducano ad “effetti concreti”.

Putin dispone il ritiro dalla Siria mettendo all’angolo chi voleva dettare le regole
Nel cominicato, il presidente russo aggiunge che rimarranno operative la base aerea di Hmeymin presso Latakia e quella navale di Tartus, svolgendo solo un’attività di “routine”; Mosca manterrà un centro di controllo aereo in Siria per monitorare la tregua in atto. La Tass riferisce che il capo del Cremlino spera che l’inizio del ritiro delle truppe russe “sia una buona motivazione per iniziare negoziati politici fra le parti del Paese”.
Nel frattempo si è già compiuto il primo incontro tra l’inviato dell’Onu Staffan de Mistura e una delegazione di Damasco, è un incontro non ufficiale ma molto importante perché segue ad un altro incontro avvenuto ai primi di febbraio nel quale Il portavoce dell’Hnc Salim al-Muslet ha esplicitamente accusato la Russia di aver messo a repentaglio l’intero processo di pace: “la situazione corrente dimostra che il regime e i suoi alleati, in particolare la Russia, sono determinati a rigettare gli sforzi dell’Onu di applicare il diritto internazionale”. L’incontro tenutosi ufficiosamente è stato presieduto dall’ambasciatore siriano all’Onu Bashr al-Jafari ed è stato definito dalla parti “positivo e costruttivo”, pare che un nuovo incontro è fissato per mercoledì prossimo.
La mossa di Putin spariglia ancora una volta i giochi spiazzando gli Usa, che ora vedono cadere la loro principale critica a Mosca; quanto questo bruci a Washington è testimoniato dalla gelida reazione della sua Amministrazione.
Il Cremlino centra così un nuovo successo politico: da un canto si pone come l’attore principale dello scenario mediorientale, interessato al processo di pace; dall’altro, dopo aver messo i “ribelli” con le spalle a muro e costretti ad andare a Ginevra, resta comunque nel teatro operativo, monitorando la situazione.
Al-Assad (rimanendo alle strette valutazioni politiche e non umane), di cui fino all’anno scorso la cosiddetta comunità internazionale pretendeva l’allontanamento come precondizione di ogni dialogo, adesso può trattare da una posizione di forza nei confronti di chi per cinque anni ha aggredito la Siria: è lui ad accettare e cercare una soluzione politica; se i “ribelli” la rifiuteranno smaschererà la loro finzione sul palcoscenico mediatico di Ginevra, se accetteranno, sarà la fine delle mire di chi pensava di smembrare il Paese per impadronirsene (la lista è lunga: Arabia Saudita, Turchia, Qatar e poi Usa ed Israele).
È l’ennesima mossa abile del Cremlino, che mette nell’angolo chi fino a poco tempo fa credeva di poter dettare le regole del gioco in Medio Oriente.

autore / Luca Lippi
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