Effetto leghista in Europa. Juncker: "La Turchia immatura per ingresso in UE"

17 marzo 2016 ore 12:14, Americo Mascarucci
"La Turchia non è matura per l’ingresso nell'Unione europea. E io credo non lo sarà neppure in 10 anni". 
Fa discutere la dichiarazione rilasciata dal presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker in un’intervista in uscita sul quotidiano economico tedesco Handelsblatt. 
Chissà come sarà stata accolta l'uscita del presidente UE dalle parti della Lega, partito che si è sempre tenacemente opposto all'ingresso della Turchia in Europa, anche quando stava al Governo con Berlusconi che si spendeva in prima fila facendosi garante dell'amico Erdogan. 
L'Europa dunque è diventata leghista? O forse più semplicemente si è accorta che l'ingresso dei turchi nella Ue è operazione che rischia di rivelarsi più complessa di quanto si possa immaginare.
Una diatriba che si trascina da anni, fra alti e bassi, fra accordi raggiunti e poi saltati in aria, negoziati interrotti e ripresi per essere poi sospesi in attesa di tempi migliori.
Ieri il problema principale, l'ostacolo insormontabile, era il mancato riconoscimento da parte della Turchia del "genocidio armeno", oggi è il ruolo della Turchia nello scacchiere medio orientale e la politica sempre più autoritaria e integralista del presidente Erdogan. Ma soprattutto c'è il problema dell'immigrazione ad allontanare sempre di più Ankara e Bruxelles. 

Effetto leghista in Europa. Juncker: 'La Turchia immatura per ingresso in UE'
Nella riunione del 7 marzo scorso non si è riusciti a trovare un accordo con la Turchia sui migranti anche perché i leader si erano ritrovati sul tavolo una proposta nuova, concordata la sera prima tra il premier turco Davutoglu, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier olandese Mark Rutte, diversa da quella che tutti avevano visionato. Il summit di lunedì 7 si è quindi chiuso con una dichiarazione di accordo sui principi guida, che ora andranno tradotti in un accordo vero e proprio. 
E la posizione dell'Italia? L'ha espressa chiaramente il premier Matteo Renzi: 
" L'Italia si è presentata con una voce uguale nel rapporto con la Turchia nel primo decennio di questo secolo, su questo abbiamo tenuto sempre la stessa posizione, non si può dire lo stesso per altri paesi, che hanno frettolosamente interrotto un cammino di negoziato che stava proseguendo e che però oggi è a un punto diverso dal quale noi lo avevamo lasciato. E' giusto cercare fare l'accordo con la Turchia ma non a tutti i costi. Ci sono dei principi nel negoziato che per noi sono fondamentali come i diritti umani e la libertà di stampa"
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