Impronte digitali, Cardini: “Alfano, messaggio a destra. Non facciamoci scappare Erdogan"

17 marzo 2016 ore 14:03, Lucia Bigozzi
“Con le impronte digitali da prendere anche con la forza, Alfano sta inviando un messaggio all’elettorato di destra”. Così lo scenario italiano che Franco Cardini, storico, tratteggia nella conversazione con Intelligonews. Sul versante europeo considera “necessario” un accordo con la Turchia mentre sul fronte della lotta al terrorismo avanza il sospetto di “scelte tattico-strategiche il cui scopo è più che altro mettersi in contatto con la propria opinione pubblica e cercare di controllarla lanciando avvisi e anche allarmi sopra le righe se si è un po’ più di destra, oppure cercare di attenuare i toni se si è un po’ più di sinistra”. 

Il ministro Alfano annuncia che le impronte digitali ai migranti saranno prese anche con il ricorso alla forza. Cosa è cambiato? Il capo del Viminale non è più lo stesso di prima?

«Non so con quanta convinzione Alfano faccia il ministro e quando un ministro dispone che a un certo soggetto una certa cosa che è di legge la si costringe a fare, è sottinteso che si fa anche con la forza e senza chiedere ‘per favore’. Francamente non vedo la ragione per cui Alfano debba sottolineare una cosa che è sottintesa, a meno che siccome in Italia siamo sempre in periodo elettorale, si sottolinei l’aspetto inviando un messaggio all’elettorato di destra, quello che vuole mostrare i muscoli, spezzare le reni alla Grecia».

Sta dicendo che dietro c’è una strategia elettorale?

«Evidentemente il signor Alfano che non conosco, forse prima giudicava che non fosse interessante per la sua figura ed eventualmente per l’elettorato di riferimento sottolineare una cosa del genere che è ordinaria amministrazione. E’ evidente che da un ministro dell’Interno ci si attenda che disponga azioni anche con la forza ovviamente commisurata al livello di offesa recata alle istituzioni»

Come valuta la chiusura di Juncker alla Turchia? Che senso ha? E’ la conferma che l’Europa riconosce il ruolo ambiguo del governo turco?

«Se lei è stata a Istanbul sa che nel Suk ci si comporta così: lei guarda un gioiello, arriva il venditore che le fa un prezzo, lei rilancia alla metà, poi deposita il gioiello dicendo che le piace ma non lo acquista perché il prezzo non è onesto. Che succede? Il venditore le corre dietro e le fa un altro prezzo che è sempre alto ma più basso del primo. Ecco, temo che tra Juncker ed Erdogan ci sia la stessa scena del Suk. Erdogan è abbastanza levantino… Credo che quella dell’Europa non sarà una chiusura, non può essere una chiusura. La posta in gioco è alta e Erdogan sta facendo un gioco duro, pesante perché da un lato sa che se salta la Turchia nel sistema del vicino Oriente è un problema; dall’altro sa che lui ha bisogno fino a un certo punto dell’Occidente, anche perché ha il suo alleato nel re dell’Arabia Saudita che oltre a essere strapieno di soldi, esercita una certa influenza sugli americani, in questa fase un po’ in eclissi per via delle elezioni presidenziali, ma da novembre prossimo torneranno di nuovo in gioco. Credo che non ci si possa far scappare Erdogan che è l’unica spina nel fianco di ‘San Vladimiro da Mosca’»

Dalla Francia e Bruxelles con l’imponente caccia ai terroristi in fuga che ha fatto ripiombare il Belgio nel terrore: cosa c’è dietro? Nuova tensione per una nuova minaccia terroristica o la matrice è la stessa degli attentati di Parigi? 

«Siamo alle solite: la guerra dell’antiterrorismo non si fa con le masse di soldati, bensì con l’infiltrazione e l’Intelligence. Se i terroristi scappano, vuol dire che o sono stati custoditi male oppure che c’erano infiltrazioni nel sistema di difesa belga. A Bruxelles si facciano un esame di coscienza e se non riescono a trovarli, significa che loro non hanno fatto ancora un sufficiente lavoro di intelligence e di infiltrazione nello schema dei terroristi. Se quattro disgraziati scappano, beh sono come aghi in un pagliaio e tuttavia hanno bisogno di tutto; vitto, alloggio, nascondigli e se in Belgio le forze dell’ordine stanno facendo la mappa di terroristi e simpatizzanti, sapranno dove andare a cercare. Mi faccio una domanda…».

Quale? 

«E’ il caso di allertare e allarmare l’opinione pubblica per una cosa che ormai è di ordinaria amministrazione?Non facciamo di certo la retorica del ‘siamo in guerra’, ma la situazione è quella che è: far fronte a una guerra di guerriglia che oltretutto, conosciamo bene perché è simile alla guerra partigiana. I terroristi sono soldati politici che vivono in un universo ostile e sono entrati nel campo del nemico per fare un’operazione militare. Temo che il maxi blitz cui abbiamo assistito in tv sia parte di scelte tattico-strategiche il cui scopo non è tanto risolvere la questione della guerra al terrorismo, quanto piuttosto mettersi in contatto con la propria opinione pubblica e cercare di controllarla lanciando avvisi e anche allarmi un po’ sopra le righe se si è un po’ più di destra, oppure cercare di attenuare i toni se si è un po’ più di sinistra»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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