Nella bara la medaglia di Berlino, Daniele De Rossi campione di riconoscenza

17 marzo 2016 ore 14:08, Luca Lippi
Fra contratti miliardari e dispute di campanile c’è spazio anche per un po’ di romanticismo, quel vecchio sano romanticismo che troppo spesso sacrifichiamo o sottovalutiamo perché al capitale umano preferiamo discutere del capitale e basta, se poi è quello degli altri ancora meglio chissà perché.
C’è un calciatore, uno di quei professionisti del pallone che fa parlare spesso nel bene o nel male, ma che sicuramente rientra nella schiera dei campioni, che ieri si è distinto primeggiando in una specialità ormai ridotta a livello “amatoriale”, il campionato di “umanità”.

Nella bara la medaglia di Berlino, Daniele De Rossi campione di riconoscenza
Sembra la storia di un quindicenne, di uno che dorme poco per l’eccitazione di doversi dichiarare alla compagna di classe che tanto gli piace, e che di nascosto mette in tasca un regalino senza farsi vedere dai genitori e affrontando la giornata senza dare nell’occhio.
Che fosse morto “spazzolino” chi lo sapeva? Non è una notizia di quelle che volteggiano sui social ossessivamente, almeno stavolta sarebbe stata anche utile e soprattutto autentica, e invece nessuno lo ha detto. Tuttavia Daniele De Rossi, pronto per andare a lavoro, prima di uscire di casa mette in tasca la medaglia di Berlino, quella dei mondiali di calcio, si chiude la porta alle spalle e corre a fare allenamento.
Terminata la giornata di lavoro salta in auto, stringe nella mano la medaglia d’oro, la guarda e senza esitare prende raccordo e autostrada e corre a Firenze, alla camera ardente di Pietro Lombardi , 92 anni e una “carriera” da magazziniere della Nazionale di calcio italiana. 
Chissà quante volte aveva tirato a lucido le scarpette da calcio di quel ragazzo che con gli occhi lucidi corre in autostrada per raggiungerlo. Il centrocampista giallorosso è andato a Firenze, alle Cappelle del Commiato, dove si sono svolti i funerali di Pietro Lombardi, non poteva lasciarlo andare via senza il suo saluto, soprattutto non l’ha lasciato andare via da solo, mette la mano nella tasca, la guarda l’ultima volta e poi la mette sul petto dell’anziano amico, la medaglia d’oro di Berlino.
Daniele De Rossi una lezione ce l’ha data, nel silenzio, perché poi è sempre la Stampa ad alzare polveroni, stavolta nel bene, ha dimostrato che non esistono protagonisti senza qualcuno che dietro le quinte sappia insegnare la vita.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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