Migranti, l'Europa ancora attorno al tavolo: non chiamatela più emergenza

17 marzo 2016 ore 16:04, Andrea De Angelis
"Particolare condizione di cose, momento critico, imprevisto". Così nei vocabolari di tutto il mondo viene definita l'emergenza. Il fatto che questo sostantivo di soli nove caratteri continui ad essere usato quando si parla di migranti nel vecchio continente è per certi versi imbarazzante perché se di emergenza si tratta, sarebbe più corretto chiamarla "senza fine". Dunque, per definizione, non emergenza. 

Oltre un milione di rifugiati e migranti sono arrivati in Grecia dal 2015. Lo ha riferito l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). Durante l'anno scorso, sulle coste greche sono arrivati 856.723 rifugiati, la maggior parte di loro attraversando il mar Egeo, mentre dall'inizio del 2016 altre 143.634 persone sono arrivate nel Paese con l'intento di proseguire il loro viaggio verso l'Europa centrale. La maggior parte è in fuga da Siria, Iraq e Afghanistan. La chiusura dei confini dei Paesi della rotta balcanica ha bloccato migliaia di migranti in Grecia. L'alto commissario dell'Unhcr, Filippo Grandi, ha lanciato un appello a tutti i Paesi del mondo ad accogliere volontariamente più siriani. "Abbiamo semplicemente bisogno - ha affermato in occasione dei cinque anni dall'inizio della guerra in Siria - di più Paesi che siano pronti a condividere questo onere". Della serie: i motivi geografici non sono gli unici validi. La famosa ripartizione, tante volte messa appunto sul tavolo, ma quasi mai rispettata. 

Migranti, l'Europa ancora attorno al tavolo: non chiamatela più emergenza
"La decisione di spostare sulla Turchia le responsabilità europee sui migranti significherebbe una messa in discussione dei valori comunitari e l’abbandono degli obblighi di legge fondamentali": La denuncia arriva da Oxfam assieme ad altre 18 organizzazioni internazionali che lavorano a stretto contatto in Europa con rifugiati e migranti, in una lettera congiunta ed è un chiaro messaggio al Consiglio europeo che si apre oggi a Bruxelles. "I muri portano solamente perdita di vite umane", spiegano le organizzazioni.
Siamo alle solite dunque: controlli e sicurezza da un lato, solidarietà e rispetto dei diritti umani dall'altro. L'armonia tra questi fattori è la chiave per arrivare a una soluzione. 
Intanto l'Italia prende posizione con le parole di Matteo Renzi, pronunciate ieri alla Camera. "Il Consiglio europeo si riunisce per la terza volta in un mese, segno di qualcosa che non va, direi innanzitutto nel metodo oltre che nel merito", ha detto il Presidente del Consiglio. "Questo pone una grande questione che l’Italia ha evidenziato, siamo fiduciosi che finalmente si potrà reimpostare un metodo diverso ma per il momento prendiamo atto che l’ordine del giorno è lo stesso degli ultimi Consigli europei", spiega Renzi evidenziando come tutto ciò mostri "che le istituzioni Ue hanno bisogno di nuova energia e di un deciso cambio di organizzazione. La ripetizione degli argomenti provoca in tutti noi un senso di ripetitività". Quindi cita Guccini: "Non starò più a cercare parole che non trovo per dirti cose vecchie con il vestito nuovo". A buon intenditor poche parole. 


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