Italia, il Paese dove si festeggia di più St Patrick che l'anniversario dell'Unità

17 marzo 2016 ore 17:18, Andrea De Angelis
Oggi l'Italia compie 155 anni. Il suo compleanno. Un po' come se a vostro nonno decideste di non fare  gli auguri perché è più importante concentrarsi sul papà. Certo, tra due giorni è la festa di chi vi ha messo al mondo, ma non è questo il punto. Semmai occorre chiedersi perché l'Italia festeggia in sordina la sua nascita. 

Il Regno d'Italia nasce il 17 marzo 1861. Non a caso cinque anni fa in pompa magna ne sono stati celebrati i centocinquant'anni di vita. Giusto, anzi doveroso. La coscienza di un popolo si forma dalla conoscenza della sua stessa storia. Per questo oggi il silenzio assordante che circonda questa ricorrenza (come lo scorso anno e così via) appare inspiegabile. 
Prendete vostro figlio. Quando è nato non aveva la barba. Diciamo che ha iniziato a portarla a trent'anni. Benissimo, ora spiegategli che festeggiate il suo compleanno non il 17 marzo dell'anno in cui è venuto al mondo, ma il 2 giugno dell'anno in cui ha iniziato appunto a cambiare look. Forma. Come l'Italia ha fatto con la sua "forma": da Monarchia a Repubblica. Un'argomentazione difficilmente sostenibile. Eppure è quello che più o meno è accaduto e accade ancora oggi. 
Giusto, anzi giustissimo celebrare il 2 giugno. Ma dimenticare questa data no. Alzi la mano chi conosce una storia simile. E così viene da ridere (amaro) a pensare che i giovani italiani del XXI secolo associano il 17 marzo più alla festa di San Patrizio che all'Unità d'Italia. Del resto (vedi Halloween) in quanto ad importazione di feste siamo maestri. Nel difendere le nostre forse un po' meno. Invertire rotta? Si può, dipende solo da noi. Non bastano le bandierine agli autobus per ricordarci che centocinquantacinque anni fa si fece l'Italia. Il che non vuol dire biasimare chi staserà berrà una buona Guinness in un pub irlandese (anzi, brindiamo con lui), ma domandarci che Paese è quello che non si fonda (anche) sulla propria memoria. 

Italia, il Paese dove si festeggia di più St Patrick che l'anniversario dell'Unità
Vogliamo però essere ottimisti. Queste le parole pronunciate oggi dal presidente Mattarella: "Viviamo una stagione di straordinari cambiamenti e di sfide nuove e impegnative: l'unità del Paese può darci moltissimo, è un valore aggiunto decisivo nel contesto europeo e mondiale sempre più dinamico e interdipendente". Così in una nota del Colle. "Dalla storia comune abbiamo tratto e possiamo ancora trarre grandi risorse. È accaduto in passato quando sono stati affrontati momenti difficili e passaggi drammatici", ricorda Mattarella. "Lo spirito del Risorgimento, che ha avviato e compiuto il primo percorso unitario, è tornato a vivere ed è stato reinterpretato nella lotta di Liberazione dalla dittatura e dall'occupazione straniera", aggiunge. "Oggi la Repubblica, per scelta degli italiani, è la nostra casa comune, e la Costituzione democratica ne è diventata il fondamento. Insieme, nell'Unione Europea, siamo oggi più forti, più solidali e dunque più competitivi", conclude. 

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