E adesso che Papa Francesco ha condannato aborto ed eutanasia?

17 novembre 2014 ore 11:55, Americo Mascarucci
E adesso che Papa Francesco ha condannato aborto ed eutanasia?
E adesso come la mettiamo con papa Francesco che ha condannato il ricorso all’aborto e all’eutanasia? Eh già, parole chiare ed inequivocabili quelle che il Papa ha pronunciato di fronte ai medici cattolici, i quali ancora una volta sono stati caldamente invitati all’obiezione di coscienza nel momento in cui si dovessero trovare di fronte a scelte di carattere etico
. Francesco ha anche invitato i medici a non lasciarsi influenzare troppo dalla “falsa compassione”, la compassione di coloro che sostengono l’esigenza del ricorso all’eutanasia per mettere fine alle sofferenze del paziente.  Nessuna compassione dunque per la madre che chiede l’aborto perché magari è rimasta incinta senza volerlo e vuole sbarazzarsi del bambino perché non saprebbe come mantenerlo? Nessuna compassione per il malato terminale che non vuole vivere attaccato ad un respiratore e chiede al medico di porre fine alle sue sofferenze affrettando il decesso? Si spiega Francesco. Il medico cattolico, come ha ribadito il Papa, è tenuto a privilegiare sempre il rispetto della vita umana anche quando la sua decisione potrebbe apparire sbagliata o magari rivolta più a fare il male che il bene del paziente; ma non può mai esservi del bene in una vita cui viene impedito di nascere, o in un’altra cui si pone fine prima che sia la natura stessa a farlo. I medici che si trovano di fronte ad un problema di coscienza sono quindi sempre chiamati ad opporsi a ciò che va contro il diritto alla vita, praticando l’obiezione e rifiutandosi di diventare così “strumenti di morte”. Come faceva osservare Giordano Bruno Guerri su Il Giornale, forse si è etichettato questo Papa come progressista con troppa facilità, dando per scontato che con lui sarebbe cambiato tutto nella Chiesa. Francesco piace tanto, diciamo pure troppo, quando veste i panni del parroco buono, accogliente e generoso verso tutti, ma rischia di smettere di piacere quando indossa quelli del Papa, e ieri Francesco ha fatto il Papa parlando di un valore non negoziabile quale appunto la difesa della vita. Un principio sacro, che non può essere mai messo in discussione nemmeno dal Papa della misericordia. E allora ecco che di fronte ai medici cattolici il Pontefice non ha potuto che ribadire quella che è la dottrina della Chiesa e quelli che sono gli insegnamenti del Vangelo; non si possono uccidere esseri umani, né con l’aborto, né tantomeno con l’eutanasia e al cattolico è fatto divieto di ricorrere a simili pratiche. L’aborto e l’eutanasia dunque sono due gravissime forme di peccato sia per chi vi fa ricorso, sia per il medico che se ne rendesse complice. Poi si può parlare di misericordia per le donne che hanno abortito, su questo non c’è dubbio, la Chiesa ha il dovere di accoglierle ed aiutarle, ma ciò non vuol dire che abortire sia lecito, e il richiamo all’obiezione di coscienza dei medici ne è la dimostrazione più evidente. E allora? Che avrà da dire adesso Mina Welby e che avranno da dire quei cattolici che si ostinano a giustificare il comportamento di Beppino Englaro facendosi proprio scudo di quella compassione rifiutata da Francesco? Non può esservi nessuna compassione che possa giustificare “l’omicidio”. E il primato della misericordia non può mai venire prima del rispetto di principi sacri ed inviolabili, cui la Chiesa non potrà mai abiurare. Scommettiamo che stavolta il Papa della comunione ai divorziati, il Papa che non giudica i gay, il Papa che non condanna le coppie di fatto, che battezza i figli dei conviventi, che implora la misericordia per tutti ed è pronto a dialogare con i più lontani, non avrà gli stessi elogi che hanno sempre accompagnato le sue presunte aperture al mondo? Del resto non li ebbe nemmeno ad Assisi un anno fa quando i giornali scrissero di tutto e di più ma, stranamente, evitarono di citare la sua strenua difesa del celibato sacerdotale e della verginità, pronunciata davanti ai giovani riuniti a Santa Maria degli Angeli. Quando si dice l’"obiettività"...
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