Parigi, la reazione dei mercati nel post-attentati

17 novembre 2015 ore 10:10, Luca Lippi
Parigi, la reazione dei mercati nel post-attentati
Dopo la sorpresa, la commozione, la riprovazione, la condanna il giorno di gloria di chi ha voluto dire la propria “impropriamente” o addirittura inappropriatamente, c’è bisogno di tornare a vedere oltre la fitta nebbia “scenica” e riprendere confidenza con la realtà che nell’era della finanziarizzazione selvaggia e selvatica è il comportamento dei mercati dopo l’episodio parigino. Non è cinismo, è necessità di tornare a parlare di vita reale perché sul filo di lama a pieni nudi camminavamo anche prima che si sparasse.

Gli aerei francesi stanno sferrando continui attacchi alle roccaforti Isis in Siria, la situazione è piuttosto delicata soprattutto per gli equilibri fra Nato e Putin; fortunatamente non è successo quanto accadde dopo l’attacco dell’11 settembre in Usa quando le Borse chiusero per una settimana e alla loro riapertura si verificò un naturale tonfo delle quotazioni salvo, poi, recuperare altrettanto velocemente configurando una speculazione finanziaria con tanti precedenti ma che non è mai abbastanza portata alle cronache con la sufficiente attenzione. 

Ancora si brancola nel buio per quanto riguarda l’origine, la modalità e le forze interessate relamente nello svolgimento degli attentati, in condizioni simili anche chi è escluso dalle dinamiche, e quindi l’osservatore esterno, brancola nel buoio per quanto riguarda l’evoluzione economica e finanziaria del dopo attentati. Sicuramente pochi sono i dubbi  sul fatto che la tensione accumulata rallentino l’attività economica soprattutto del settore turistico e del già martorizzato commercio (beni di consumo e lusso) che nel periodo delle feste natalizie assume un aspetto piuttosto preoccupante. Inevitabile un indebolimento della fiducia dei consumatori che potrebbe verificarsi  in Francia e,  in misura inferiore, anche in altre economie europee.

In conseguenza dell’inevitabile indebolimento della fiducia dei consumatori e quindi dell’attività economica, in teoria prende forza (o si rafforzerebbe) la possibilità che Mario Draghi e la Bce a dicembre decida di rafforzare lo stimolo monetario. Attenzione, perché già nella riunione di ottobre il Presidente della Bce aveva annunciato l’aumento del Qe (o passando dall’allungamento o passando dall’aumento degli importi programmati) quindi a dicembre sarebbe un “ulteriore” aumento! E allora l’intervento sarà aggressivo, e l’aggressività in finanza si manifesta oltre che nel Qe, soprattutto con un taglio del tasso sui depositi violento.

Se è vero, come sarà vero, che i settori a pagare la tensione accumulata saranno il turismo e il commercio, è altrettanto vero, per logica, che cresceranno i settori dell’indotto produttivo del settore “difesa”, un settore piuttosto generoso nel generare utili velocemente, e questo ovviamente perché gli stati aumenteranno la spesa militare in prospettiva di un ipegno bellico in Siria. Dunque, gli indici avranno delle “curvature” altalenanti, partenze deboli si alterneranno a recuperi veloci fino ad un assestamento; non c’è da entusiasmarsi troppo perché quello che emergerà nel breve sarà una sostanziale avversione al rischio, quindi aumento della volatilità già ai limiti per i dati macro precedenti agli attentati di Parigi. In sostanza gli attentati di Parigi sono stati una rovinosa pacca sulla spalla data all’investitore assorto nella decisione se rimanere o lasciare il mercato, mettendo i suoi risparmi a marcire sui conti correnti dove le banche, al costo di pchi centesimi, si approviggionano per rivenderlo.

Come per magia, l’indebolimento dei mercati azionari coinciderà con l’apprezzamento del Dollaro Usa e titoli del debito pubblico statunitense. Se a questo aggiungiamo che ottobre è stato un mese piuttosto buono per chi ha investito in Borsa, alle vendite umorali si aggiungeranno quelle degli operatori che prenderanno beneficio ed evitare di rimanere impantanati in un riaccendersi di tensioni geopolitiche. Su questa debolezza appoggerà anche la politica monetaria delle varie banche centrali che aumenteranno ulteriormente la volatilità.

In conclusione, prudenza, e massima attenzione soprattutto alle evoluzioni politiche. Considerata la leadership di Putin nella lotta al terrorismo di matrice islamica, senza la pretesa di essere “oracoli” in queste poche righe, è verosimile che gli eventi di Parigi possano in qualche modo contribuire a ricomporre la “frattura” tra i Paesi occidentali e la Russia. Tradotto: riduzione progressiva delle sanzioni verso la Russia, stabilizzazione del prezzo del petrolio (al rialzo naturalmente) che nell’immediato apprezza sensibilmente il Rublo. Per chi ha sufficiente memoria, avevamo anticipato che sarebbe stato utile ed opportuno guardare con la massima attenzione verso il Cremlino, e aggiungiamo anche diversi altri paesi dell’Europa orientale ai quali riserveremo un’analisi specifica in futuro. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]