Nuzzi non va dal pm vaticano: "Chi fa cronaca è punibile". Come ai tempi di Leone XII

17 novembre 2015 ore 11:17, Americo Mascarucci
Nuzzi non va dal pm vaticano: 'Chi fa cronaca è punibile'. Come ai tempi di Leone XII
Papa Francesco invoca la misericordia per tutti, dalle donne che hanno abortito ai divorziati risposati, e ha promosso anche un Giubileo straordinario proprio per dispensare la misericordia “a tutti” ad iniziare dai carcerati che potranno ricevere l’indulgenza plenaria da dietro le sbarre. 
Evidentemente però il giornalista Gianluigi Nuzzi non deve sentirsi troppo garantito da questo eccessivo spirito misericordioso se, dopo essere stato convocato in Vaticano dagli inquirenti per essere interrogato da imputato nell’ambito dell’inchiesta riguardante la diffusione delle carte segrete che compongono il suo ultimo libro inchiesta intitolato “Via Crucis”, ha annunciato l’intenzione di non presentarsi.  

"Non mi farò interrogare dal pm del papa, ho deciso che non mi presenterò domani in Vaticano.  Per loro chi fa cronaca è punibile”. L’intenzione di disertare l’interrogatorio Nuzzi la motiva sul suo profilo Facebook facendo intuire tra le righe di non fidarsi della giustizia vaticana. Chi garantirebbe infatti a Nuzzi di tornare a casa libero dopo l’interrogatorio? E se una volta entrato in territorio vaticano fosse arrestato? 

"Domani mattina, martedì 17 novembre, alle 10.30 - riferisce ancora Nuzzi - il promotore di giustizia, il pubblico ministero del Papa, mi attende per interrogarmi in territorio del Vaticano, dove non è prevista la 'non punibilità' che deriva dall'esercizio di un diritto come in Italia. Né è riconosciuta la possibilità di manifestare liberamente il pensiero come sancisce espressamente l'articolo 21 della nostra Costituzione. Per loro chi fa cronaca è punibile. Non esiste nel codice di procedura penale vaticano una norma che tuteli il 'segreto professionale' sulle fonti come in Italia. La divulgazione di notizie segrete non è per il giornalista una medaglia, come accade per la libera stampa in tutto il mondo democratico, ma è sempre e comunque un reato. Non solo divulgare documenti ma anche notizie segrete". 
Nuzzi spiega insomma di non sentirsi garantito nella propria incolumità e si dice disponibile a fornire agli inquirenti vaticani i chiarimenti dovuti soltanto per rogatoria davanti all’autorità giudiziaria italiana la quale sarebbe comunque nelle condizioni di tutelare quei diritti, fra cui la libertà di espressione e di stampa sanciti dalla Costituzione italiana ma non riconosciuti in Vaticano. 

A sentire Nuzzi dunque il Vaticano sarebbe rimasto né più né meno fermo ai tempi di Leone XII e del cardinal Rivarola quello che mandò al patibolo i carbonari Montanari e Targhini, e anche senza più il celebre boia Mastrotitta, il "Papa re" (del Vaticano) continuerebbe ad incutere paura. Non si rischia più la testa, ma il carcere per i giornalisti che pubblicano notizie riservate sembrerebbe assicurato. E meno male che a guidare il Vaticano c’è oggi il “Papa della misericordia”.
Divulgare segreti è più aberrante che abortire o rompere il vincolo matrimoniale? O forse qualcuno crede che i reati in Vaticano sono più gravi dei peccati mortali? 

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