Parigi, i consigli di Meluzzi: “Cosa serve per convivere con il terrorismo”

17 novembre 2015 ore 13:04, Andrea Barcariol
Parigi, i consigli di Meluzzi: “Cosa serve per convivere con il terrorismo”
Intervistato da IntelligoNews lo psichiatra Alessandro Meluzzi analizza a 360 gradi i risvolti che il terrorismo può avere sulla nostra cultura, auspica uno “Stato padre” e condanna “l’eccessivo buonismo” anche in televisione. 

Dopo i fatti di Parigi tutti dicono che dovremmo vivere come prima, poi però anche oggi sono state annullate partite e concerti. Un conto sono le parole, un altro i fatti?

«Ci troviamo in una condizione di Stato di guerra che però si può vivere normalmente, come vivevano gli inglesi durante la seconda guerra mondiale. Bisogna vivere, ci sono dei contro ma paradossalmente anche dei pro. Pensi che durante il periodo dei bombardamenti a Londra diminuirono moltissimo il numero dei suicidi e le depressioni. Questo stupì molto gli psichiatri, ciò significa che si reagisce quando si entra in una situazione di allarme e di guerra motivata, in questo Churchill fu un grande motivatore con il celebre discorso sulle “lacrime e sangue”».

Quali sono i requisiti affinché una psicologia di guerra possa essere sostenibile?


«
Un forte senso di coesione comunitaria; che la guerra possa concludersi con una vittoria; leader certi, forti e credibili; assoluta fermezza nell’assumere comportamenti di tipo bellico; che mentre si tenta di staccare i tentacoli si cerchi contemporaneamente di schiacciare la testa della piovra, per fare un esempio, alla Putin. Se non ci sono queste condizioni la situazione diventa insopportabile, altrimenti è sopportabilissima. Con uno “Stato padre”, fermo e guerriero, i suicidi diminuiscono, con uno “Stato mamma”, pacifico, aumentano».


La cultura Occidentale è psicologicamente preparata a convivere con il rischio del terrorismo?


«Esseri preparati al terrorismo è proporzionale a quanto lo si è subito. Il modo peggiore per affrontarlo è la negazione, la rimozione e quello che io chiamo il “pancia-pacifismo” che consiste nell’affiancare nelle dichiarazioni pubbliche e nelle scelte socio-politiche ai grandi ideali, come la pace e la non violenza, i porci comodi che consistono nel non assumersi responsabilità».

I mass media alimentano la paura del terrorismo?

«No, i mass media si limitano a descrivere i fatti. Direi piuttosto che qualche mass media alimenta il pancia-pacifismo, atteggiamenti totalmente inadeguati di chi dice che questi fatti con l’Islam non c’entrano nulla, che non è una questione di ideologie e che sono quattro matti. Cose assolutamente non vere. E’ in corso un confronto durissimo nel quale è in gioco la nostra società presente e futura».


Troppo buonismo in tv?

«Esatto, soprattutto troppi atteggiamenti di rimozione di fronte alla durezza e alla complessità della sfida».

Anche ieri due falsi allarmi bomba a Venezia. Troppo presto per superare il rischio psicosi?

«Questa situazione è destinata a essere alimentata dai fatti perché ci saranno nuovi attentati in Europa e ragionevolmente anche in Italia. Non sappiamo dove, come e quando, ma ognuno di questi prossimi atti di guerra dovrà essere affrontato da una collettività preparata, come ai tempi di Churchill. Se Churchill avesse rinunciato a lottare contro il nazismo in nome del pancia-pacifismo che fine avrebbe fatto l’Europa? Questo è il parallelo che mi sento di fare».


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