Parigi, Magdi Allam: “La paura è diffusa e l'Europa deve riscattare tre valori. La risposta corretta è di Putin"

17 novembre 2015 ore 14:36, Lucia Bigozzi
Parigi, Magdi Allam: “La paura è diffusa e l'Europa deve riscattare tre valori. La risposta corretta è di Putin'
“La paura si sta diffondendo e trova terreno fertile in un’Europa in crisi sul piano identitario, valoriale e della fede. Ed è questo il maggiore successo che può ottenere il terrorismo islamico globalizzato”. “Dobbiamo prendere atto che ci è stata dichiarata una guerra e occorre intervenire militarmente: alla violenza dei terroristi lo Stato deve contrapporre la sua forza legittima”. “Putin è l’unico leader mondiale che sta combattendo il terrorismo islamico con un approccio corretto”. Tre concetti che Magdi Cristiano Allam, giornalista, scrittore ed editorialista, argomenta nella conversazione con Intelligonews spiegando come e perché non essere “succubi della paura”. 

Corto circuito del buonismo occidentale, uno scollamento tra parole e realtà? C’è un’ipocrisia occidentale di fondo per cui si dice che dobbiamo vivere come prima, poi vengono annullati concerti e partite di calcio?

«C’è sicuramente una crescita del livello della paura. La paura si sta diffondendo, sta mettendo le radici dentro di noi e questo è il successo maggiore che il terrorismo può ottenere, perché quando uno viene sopraffatto dalla paura, finisce per arrendersi senza combattere. Questa paura trova terreno fertile in Europa perché c’è una profonda crisi sul piano identitario, valoriale e della fede che finisce per farci percepire come se fossimo una landa deserta e finiamo per essere considerati come una terra di conquista. Quindi, la missione principale di oggi di fronte al terrorismo è fortificarci centro per non essere succubi della paura».

In che modo?

«Dobbiamo riacquistare la certezza di chi siamo attraverso la conoscenza della corretta rappresentazione della realtà che c’è dentro casa nostra e fuori da casa nostra, indicando correttamente, ad esempio, che siamo in guerra, che ci è stata dichiarata una guerra. Dobbiamo inoltre riscattare la certezza di quei valori che sostanziano l’essenza della nostra civiltà. E per me sono tre».

Quali?

«La sacralità della vita di tutti. Secondo: pari dignità tra le persone. Terzo: libertà di scelta. Il disorientamento in cui noi oggi viviamo, si deve al fatto che non c’è una congruità tra ciò che affermiamo, ciò in cui crediamo e ciò che concretamente facciamo». 

Un esempio.

«Dobbiamo salvaguardare la nostra civiltà ma se non siamo supportati dai valori in cui crediamo e se concretamente non operiamo per questo obiettivo, finiamo per rappresentare solo un auspicio che però non si tradurrà in realtà. Allora, serve una strategia integrata, serve che prendiamo atto del fatto che siamo in guerra; che si tratta di una guerra scatenata dal terrorismo islamico globalizzato ormai autoctono ed endogeno; che è impossibile prevenire e reprimere questa guerra perché promossa da micro-cellule con aspirazione suicida. A fronte di questa realtà, noi dobbiamo convergere su delle basi cognitive e valoriali e dobbiamo concretamente assumere delle azioni. Laddove sgozzano, decapitano le persone, laddove si fanno esplodere, occorre intervenire militarmente: alla violenza dei terroristi lo Stato deve contrapporre la sua forza legittima»

Margelletti a Intelligonews rilancia la necessità di un fronte militare coeso con 180mila uomini che vadano in Siria per distruggere l’Isis. Lei concorda, ma perchè servono gli 'scarponi sul campo'?

«Sono totalmente d’accordo: i bombardamenti aerei non sono sufficienti e adeguati; lo Stato islamico dell’Isis controlla un territorio a cavallo tra Iraq e Siria grande come la Gran Bretagna. Solo un esercito di terra può recuperare questo territorio». 

Ma questa è una scelta politica, non tecnica. Qual è la sua valutazione?

«Certamente. Ci deve essere una coalizione internazionale capeggiata da Usa e Russia insieme, con l’Unione europea e i paesi arabi limitrofi, a partire dall’esercito regolare siriano del regime legittimo di Assad. Non si può sconfiggere l’Isis combattendo contro Assad. La stessa cosa va fatta in Libia, dove il perno della coalizione internazionale deve essere l’Egitto perché l’unico esercito di terra presente in quell’area in grado di compiere l’operazione di riscatto del territorio della Libia è l’Egitto»

Secondo lei chi tra i leader mondiali sta più sul pezzo? Chi ha la visione strategica più lucida?

«Putin. Attualmente, è l’unico leader mondiale che sta combattendo il terrorismo islamico con un approccio corretto ed è evidente che nel momento in cui dovesse esserci una convergenza con gli Usa e l’Ue - che al momento non c’è – e quando Turchia, Arabia Saudita e Qatar finiranno di essere ambigui sui terroristi dell’Isis ed altri terroristi presenti in Iraq e Siria, allora sarà possibile dar vita a un esercito di terra composto da tutta la coalizione per liberare quest’area. Poi, occorre restituire la sovranità e l’indipendenza a Iraq e Siria a cui ovviamente la Turchia sarà ostile perché tutto il sud-est della Turchia è abitato dai curdi. Tuttavia, la comunità internazionale deve sapersi imporre su Erdogan: non è possibile che il mondo intero dipenda dalla strategia di Erdogan. Non è finita qui: c’è il nostro fronte interno».

Si riferisce all’Italia e ai musulmani che ci vivono?

«Oggi non possiamo più continuare a filosofeggiare sull’Islam moderato, se esiste oppure no. Dobbiamo assicurare che tutti quelli che risiedono nel nostro territorio rispettino le leggi, le regole e condividano i nostri valori. Non è accettabile che ci siano moschee registrate come centri culturali; non è accettabile che vi siano moschee dove si predica l’odio o dove non si parla la lingua italiana. Tutto questo deve cambiare perché non possiamo tollerare che sul nostro territorio nazionale vi siano entità che operano come se fossero un’area extraterritoriale»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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