I primi giorni dei prematuri, regole e consigli alle famiglie

17 novembre 2015 ore 16:23, intelligo
I primi giorni dei prematuri, regole e consigli alle famiglie
I bambini che ogni anno nascono prematuri stanno in una cifra che oscilla tra i 40 e i 50mila. Numeri non da poco che indicano un aumento del trend. In pratica, sempre più mamme partoriscono prima del termine previsto della gravidanza. Se cinquant’anni fa oltre la metà dei prematuri al di sotto del peso di un chilogrammo e mezzo non sopravviveva, oggi non è più così e quella percentuale elevata è scesa al 15 per cento. Merito della ricerca scientifica il cui obiettivo è abbattere anche quella soglia e garantire condizioni di vita qualitativamente alte anche per i bimbi che nascono prima. 

Sì ma in che modo? Per rispondere all’interrogativo e alle preoccupazioni, legittime dei genitori, la Società Italiana di Neonatologia ha elaborato un vademecum con ‘regole’ e consigli pratici da seguire dopo la nascita con l’obiettivo di dare un sostegno concreto alle famiglie ma anche di individuare preliminarmente eventuali problemi che potrebbero presentarsi in una fase successiva. L’occasione per il lancio del vademecum è la Giornata Mondiale del bambino prematuro che cade proprio oggi. Anzitutto, è fondamentale un colloquio approfondito con i medici che hanno seguito la gestazione e il parto al momento della dimissione dall’ospedale in modo da fornire ai genitori tutti gli strumenti di conoscenza e il quadro clinico del figlio. Altrettanto importanti sono ulteriori tre colloqui scadenzati tra i sette, i dieci giorni e successivamente le quaranta settimane, ovvero il momento del termine naturale della gravidanza. Lo spiega Mauro Stronati, presidente Società italiana di Neonatologia (al Corsera) che raccomanda anche una serie di controlli cui sottoporre il bambino a due-tre mesi dalla nascita per verificare eventuali anomalie neurologiche o polmonari e tra i sei-otto mesi di vita per la parte che riguarda udito, vista e crescita. Infine altri controlli vanno eseguiti tra i dodici e i quattordici mesi con un focus su linguaggio e modalità di comportamento, fino ad arrivare ai diciotto-ventiquattro mesi di vita per le verifiche relative a sviluppo cognitivo e motorio.  L’arco temporale dei tre anni di vita è considerato il momento giusto per una valutazione complessiva che tenga conto degli esiti degli step precedenti. “Si tratta di tappe fondamentali, perché riconoscere tempestivamente un problema significa a volte risolverlo senza che abbia conseguenze gravi: se un bimbo ha un deficit di udito riconosciuto a pochi mesi una protesi acustica impedirà che manifesti poi un deficit del linguaggio” è la sollecitazione del presidente Sin. 

I RISCHI. I bambini nati prematuri sono più esposti degli altri a disturbi, dal momento che al momento della nascita l’organismo non aveva completato la fase di formazione completa. I rischi segnalati dagli esperti neonatologi vanno dalle malattie infettive e quelle che colpiscono i polmoni, alle retinopatie, fino ad anomalie cerebrali. La buona notizia è che rispetto a cinquant’anni fa, non solo po’ drasticamente diminuita la percentuale dei prematuri di peso inferiore al chilogrammo e mezzo che non sopravvivono, ma si è anche notevolmente ridotte l’incidenza del mancato sviluppo completo dell’organismo al momento della nascita, sulla salute generale del bambino. Insomma, passi in avanti ne sono stati compiuti e d’ora in poi le famiglie hanno un valido strumento per conoscere e gestire nel miglior modo possibile la prematurità del proprio figlio. 

LuBi
autore / intelligo
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