Dopo Wojtyla e Ratzinger, anche Francesco va alla Sinagoga di Roma: 17 gennaio

17 novembre 2015 ore 17:03, intelligo
Dopo Wojtyla e Ratzinger, anche Francesco va alla Sinagoga di Roma: 17 gennaio
La data è: 17 gennaio. La notizia: Papa Francesco visiterà la sinagoga di Roma. Dopo Giovanni Paolo II (nel 1986) e Benedetto XVI (cinque anni fa) è il terzo pontefice ad entrare nel tempio della Comunità ebraica della Capitale. La notizia è stata resa nota in maniera pressochè simultanea dalla Sala Stampa Vaticana e dalla Comunità ebraica di Roma. Nella nota si legge che “a seguito dell’invito del Rabbino Capo e della Comunità Ebraica di Roma, Papa Francesco si recherà in visita al Tempio Maggiore nel pomeriggio di domenica 17 gennaio 2016”. 

Una visita incentrata sull’incontro “personale del Papa con i rappresentanti dell'ebraismo e i membri della Comunità”, sottolinea la nota ufficiale. Ad accogliere Francesco nel tempio della Comunità ebraica romana sarà il rabbino Riccardo Di Segni. Francesco ha sempre avuto rapporti cordiali con la comunità ebraica fin da quando è stato arcivescovo di Buenos Aires ed è altrettanto nota la sua amicizia con il rabbino argentino Abraham Skorka. Fu proprio lui, tra l’altro ad accompagnare il pontefice nella visita a Gerusalemme, lo scorso anno, insieme ad un altro amico argentino: il musulmano Omar Abboud. Tuttavia la cordialità reciproca dei rapporti non ha impedito al rabbino capo Di Segni di manifestare come accaduto in una recente intervista a L’Espresso, qualche critica alle parole del Papa, in particolare quando afferma (come segnala Vaticanisider) che “l’idea che, con l’arrivo di Gesù, il Dio dell’Antico Testamento è cambiato: prima era severo e vendicativo, poi è diventato il Dio dell’amore. Quindi gli ebrei sono giustizialisti e i cristiani buoni e misericordiosi. È un’aberrazione teologica molto antica, che è rimasta una sorta di malattia infantile del cristianesimo”. 

Il rabbino capo ha poi osservato che Francesco è “un Papa molto interessante, con il quale si riesce a dialogare”, ma “continuare a usare, come fa il Papa, il termine “farisei” con una connotazione negativa può rinforzare il pregiudizio in un pubblico non preparato”. Perplessità che lo stesso Di Segni ha espresso direttamente al pontefice in occasione di un incontro, riferendo poi la sua risposta: “«Capisco benissimo. Io sono gesuita e anche la parola “gesuita” fa un brutto effetto”. Il rabbino capo ha aggiunto: “Ho visto che poi ci è stato più attento”. 
 
Ancora top secret il programma della visita di Francesco alla sinagoga di Roma.

Lubi

autore / intelligo
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