Alcuni effetti del terrorismo: investire sui prodotti finanziari è meglio?

17 novembre 2015 ore 17:27, intelligo
di Alessandro Corneli

Quella del Califfato è l’ultima versione del terrorismo che, da oltre quarant’anni, colpisce l’Occidente. Quindi interessa capire quali effetti hanno avuto, sulla società, l’economia e le istituzioni, le diverse ondate terroristiche a prescindere dalle loro specifiche matrici. Ciò tenendo conto del fatto che le manifestazioni terroristiche, che hanno colpito in diversa misura tutti i continenti, si sono verificate contemporaneamente a quelle profonde trasformazioni nella struttura economica e istituzionale a livello mondiale che si possono riassumere nel concetto di globalizzazione.

Alcuni effetti del terrorismo: investire sui prodotti finanziari è meglio?
Quando si cominciò a parlare di questa e di un mondo senza frontiere,
di libera circolazione dei beni, dei capitali, delle persone e delle idee, chiunque avesse progetti eversivi vide aprirsi davanti a sé grandi possibilità operative. È quindi sul piano istituzionale che, a un primo livello, ha operato il terrorismo, facilitato dalla progressiva delegittimazione dello Stato e dei suoi compiti. Ogni operazione compiuta con “successo” dal terrorismo non poteva che abbassare il livello di fiducia dei comuni cittadini nello Stato, di cui si denunziavano le inefficienze, le inadeguatezze, e anche la limitatezza di vedute quando si ancorava alla dimensione “nazionale”, ritenuta anacronistica.

Colpita l’istituzione principale nella quale si riconoscono i cittadini, specie quelli dei paesi democratici, tutte le altre istituzioni hanno perso credibilità: partiti, sindacati, associazioni varie per finire alla famiglia, attaccata su più piani e progressivamente disarticolata.

Il clima di insicurezza diffuso dal terrorismo si è ripercosso sul piano economico. Non conviene investire in un’azienda, che può essere facile bersaglio: meglio investire in prodotti finanziari, meno vulnerabili. Da qui, la finanziarizzazione dell’economia. Che non possiamo considerare un effetto diretto del terrorismo, ma alla cui affermazione i fatti di terrorismo hanno contribuito. Con conseguenze anche sul piano sociale. Si pensi, ad esempio, al pensiero dominante dei genitori: essere certi che i figli arrivino a scuola e tornino da scuola, accompagnandoli in auto o affidandoli ad un pulmino, e cercando le scuole più blindate. L’effetto è stato quello di provocare una spaccatura sociale tra chi può permettersi per i propri figli una scuola più sicura e chi deve accontentarsi di una scuola pubblica, magari in periferia, meno protetta.

Se stadi, ristoranti, luoghi di svago – e i mezzi di trasporto collettivi (aerei, treni, metropolitane, bus) – non sono più sicuri, si può certamente dire che non bisogna avere paura, che è necessario continuare a vivere, ma non si può evitare una tendenziale contrazione di queste attività, un rifugio nel privato protetto di case sempre più simili a fortilizi mentre anche le strade appaiono meno sicure, in alcuni quartieri dominate da bande durante il giorno e soprattutto durante la notte. E questo ci riporta agli effetti della demolizione dell’istituzione-Stato, che gli storici considerano la conquista più avanzata della civiltà occidentale in quanto mise fine alla violenza privata e accentrò, in forme legali, l’uso della forza.

Il grande sviluppo dell’Occidente è passato per la rinascita della città a partire dalla fine del Medioevo perché le città divennero i punti nodali di un sistema di sicurezza che aveva nello Stato il suo vertice. Il terrorismo colpisce le città non più protette dallo Stato. In questo senso è una minaccia alla civiltà occidentale a prescindere da altre considerazioni.


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