Pensare positivo aiuta il cuore: nei pessimisti raddoppiato il rischio infarto

17 novembre 2016 ore 11:08, Andrea Barcariol
Il pessimismo non solo abbassa la qualità della vita, ma fa anche male al cuore. E' la conclusione a cui sono giunti i ricercatori che hanno coinvolto un gruppo di 2.267 uomini e donne finlandesi con un’età compresa tra i 52 e i 76 anni. Gli studiosi hanno monitorato lo stato di salute dei soggetti nel corso di tanti anni, evidenziando un raddoppio del rischio di malattia delle coronarie, le arterie che portano ossigeno al cuore e che se si chiudono o sono ostruite possono provocare un infarto. La ricerca, condotta presso l’ospedale centrale Paeijaet-Haeme e pubblicata sulla rivista BMC Public Health, suggerisce che ai classici fattori di rischio (diabete, vizio del fumo, etc), possa essere aggiunto anche il pessimismo. I partecipanti sono infatti stati sottoposti a un questionario classico per classificare la loro indole e stabilire a quale categoria appartenessero. Da un punto di vista scientifico l’ottimismo e il pessimismo riguarda il tipo di atteggiamento che si ha verso il futuro. In particolare, sulle aspettative: una persona ottimista si aspetta che accadano un maggior numero di cose desiderabili, una persona pessimista si aspetta invece il peggio.

Pensare positivo aiuta il cuore: nei pessimisti raddoppiato il rischio infarto
Si tratta del primo studio che ha indagato il legame tra pessimismo e mortalità per malattia delle coronarie. “Elevati livelli di pessimismo sono stati precedentemente legati a fattori che influenzano la salute, come ad esempio l’infiammazione, ma i dati sul legame tra il rischio morte per malattia delle coronarie e l’ottimismo e il pessimismo come tratti di personalità sono relativamente scarsi”, spiega Mikko Pänkäläinen, autore principale dello studio. Secondo i ricercatori, alla luce dei risultati della ricerca, si può pensare di utilizzare il pessimismo come campanello d’allarme per la salute del cuore. “I livelli di pessimismo possono essere misurati facilmente e il pessimismo potrebbe essere uno strumento molto utile insieme ad altri fattori di rischio noti, come il diabete, l’ipertensione o il fumo, per determinare il rischio di mortalità per malattie coronariche”, conclude Pänkäläinen. 
Uno stuido preoccupante soprattutto se si pensa che secondo la 39° Indagine di fine anno 2015 sulla felicità nel mondo, diffusa allo scoccare della mezzanotte del 30 dicembre dal consorzio internazionale WIN/Gallup International,
gli italiani sono i più pessimisti del pianeta. Un primato negativo che dimostra come il nostro Paese, per ragioni storiche e culturali o per una crisi economica protratta che sfinisce animi e portafogli, la fiducia nel futuro scarseggi fino a sconfinare in un paralizzante timore.
 


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