Putin ritira la firma, Russia via da Corte Penale Internazionale: "Non è imparziale"

17 novembre 2016 ore 14:32, intelligo
di Stefano Ursi

La Russia ha comunicato che non intende ratificare il trattato internazionale istitutivo della Corte penale Internazionale. Lo ha reso noto l'agenzia di stampa TASS spiegando che la scelta si basa, a quanto ha fatto sapere Mosca, sulla convinzione che il lavoro condotto fino ad ora dalla Corte non sia stato imparziale e che dunque non si sia rivelato adatto al proprio ruolo di garantire la pace a livello internazionale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ma è sull'autorevolezza e sulla reale indipendenza della Corte che il Cremlino ha posto l'attenzione, spingendo sulla circostanza che Paesi come Usa e Cina non hanno mai sottoscritto lo Statuto di Roma. Così il ministro degli Esteri Lavrov in una nota, commenta con lapidaria durezza l'intenzione di Mosca di abbandonare il trattato: “Purtroppo la Corte ha disatteso le aspettative e non è diventata un organo veramente indipendente e autorevole, relativamente alla giustizia internazionale”.

Putin ritira la firma, Russia via da Corte Penale Internazionale: 'Non è imparziale'
Dal punto di vista politico questo atto si pone come significativo, soprattutto in relazione alla posizione che la Russia ha assunto e vorrà assumere nel consesso internazionale, legata a tematiche calde come quelle della Crimea e della Siria. Il ministro degli Esteri Russo ha poi fatto notare come in quattordici anni di attività, a suo parere la Corte abbia emesso “solo quattro sentenze ma speso più di un miliardo di dollari”, descrivendo dunque il suo lavoro come “poco efficace”. Un altro passo nella ridefinizione dello scacchiere internazionale globale? In parte forse sì, visto che negli ultimi anni più di una nazione ha scelto di non aderire o di uscire dalla Corte, portando sempre come base della decisione la presunta imparzialità del tribunale. E che dunque, anche ma non solo da scelte come queste potrebbe presto venire a formarsi un quadro generale differente rispetto a qualche tempo fa, combinandosi con gli effetti delle elezioni americane come presupposto per la ridefinizione degli equilibri e degli assetti.
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