Pensioni, novità lavori usuranti e quota 41: le categorie

17 novembre 2016 ore 12:36, Luca Lippi
Prosegue la saga della riforma delle pensioni, all’interno della quale ogni giorno spunta una modifica.
Le novità in cronaca per oggi 17 novembre:
Lavori usuranti: il piano del Governo per i lavori usuranti prevede che nella legge di Bilancio vengano confermati i nuovi requisiti che consentiranno la pensione anticipata agli addetti ai lavori usuranti in base a criteri più agevolati.
Prima di tutto un nuovo elenco di categorie e nuovi requisiti agevolati per gli addetti ai lavori usuranti, i lavoratori che svolgono attività definite usuranti, gravose o notturne, e tutti coloro che rientrano nella disciplina del Dlgs 67/2011, possono andare in pensione con il vecchio sistema delle ‘quote’, la somma di età e contributi.
L’articolo 31 della legge di Bilancio stabilisce che gli addetti ai lavori usuranti potranno ritirarsi dal lavoro con 61 anni e 7 mesi di età e 36 anni di contributi o 62 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, la cosiddetta Quota 97,6, che prevede il raggiungimento della pensione anticipata senza dover più attendere ulteriori 12 o 18 mesi per le finestre mobili.
In questo modo per i lavori usuranti si ottiene un anticipo di alcuni anni rispetto alla pensione di vecchiaia, poiché il piano del Governo prevede l’abolizione delle finestre mobili, un intervento della riforma Fornero del 2011.
Per la pensione anticipata dei lavori usuranti, l’adeguamento alle speranze di vita sarà bloccato fino al 2025, mentre invece per le altre categorie sarà bloccato fino al 2019.
Un intervento correttivo sarà rivolto a evitare la norma di prossima entrata in vigore secondo cui per accedere alla pensione, le attività usuranti o notturne debbano essere state prestate per almeno la metà della vita lavorativa complessiva. Attualmente per chi svolge lavori usuranti, è possibile ottenere i requisiti per la pensione solo se negli ultimi 10 anni lavorativi si è svolta l’attività usurante per almeno 7 anni compreso quello di maturazione dei requisiti.

Pensioni, novità lavori usuranti e quota 41: le categorie

Nell’accordo firmato tra Governo e sindacati, l’accesso alla pensione si avrà sia per aver svolto le attività usuranti in un periodo di tempo pari ad almeno sei anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, senza il vincolo di impiego in attività usurante nell’anno di raggiungimento del requisito, sia avendo svolto lavori usuranti per metà dell’intera vita lavorativa.
Inoltre ci saranno ulteriori benefici per chi è considerato lavoratore precoce. 
L’accesso alla pensione anticipata per alcuni lavoratori che svolgono lavori usuranti potranno godere della Quota 41.
Con il sistema della Quota 41, sarà possibile andare in pensione con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica, ma soltanto per coloro che hanno lavorato prima dei 19 anni per almeno un periodo 12 mesi, anche non continuativi.
La Quota 41 è inoltre pensata appositamente per gli appartenenti a queste categorie:
-Disoccupato senza ammortizzatori sociali;
-Condizioni di salute che determinano una disabilità;
-Addetto ai lavori usuranti.
Oltre a queste misure delle Quote, ci sarà l’anticipo pensionistico Ape, a disposizione di chi avrà più di 63 anni e a cui non manchino più di 3 anni e 7 mesi per maturare la pensione di vecchiaia, non inferiore a un certo limite che però non è ancora stato deciso dalle istituzioni. l’Ape sarà sperimentale e durerà due anni, sino al 2018 con possibilità di proroga.
Inca e Cgil però, mettono in guardia sui lavori usuranti
Se la norma nella riforma delle pensioni prevede l’accesso alla pensione dopo aver svolto le attività usuranti in un periodo di tempo pari ad almeno sei anni continuativi negli ultimi dieci di attività lavorativa, anche senza il vincolo di impiego in attività usurante nell’anno di raggiungimento del requisito, il presidente dell’Inca, patronato Cgil, mette in guardia.
Morena Piccinini ha infatti affermato che sulle pensioni dei lavori usuranti restano troppo elevati i requisiti di 36 anni di contributi e 6 anni di attività usurante consecutiva.
L’obiettivo del patronato è esortare le Camere a fare di più perché con questi requisiti in vigore, sarebbe ridotta di molto la platea dei lavoratori addetti a mansioni usuranti
Infine, a partire dal 2019, i requisiti anagrafici, non saranno più adeguati alla speranza di vita Istat e quindi dopo il 2018 l’età per il pensionamento degli addetti ai lavori usuranti sarà slegata dalla speranza di vita che però continuerà ad applicarsi alle altre prestazioni pensionistiche.

autore / Luca Lippi
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