S&P spegne gli entusiasmi: “ritorno a livelli pre-crisi solo fra il 2020-2030”

17 novembre 2016 ore 13:17, Luca Lippi
Dopo la pubblicazione dei dati sulla crescita economica registrata nel terzo trimestre 2016, lagenzia di rating S&P ha diffuso un report nel quale smorza gli entusiasmi, ma che nei fatti non è altro che la visione realistica della situazione economica nel nostro Paese. 
Tuttavia questo non significa che i dati non siano confortanti, almeno per quanto riguarda un allentamento della morsa che attanaglia la nostra economia.
La situazione già analizzata nei mesi scorsi
La ripresa c’è ma è troppo lenta, secondo Bankitalia, l’Upb e la Corte dei Conti, nelle settimane scorse non si è dipinto un quadro negativo della situazione economica, semplicemente si è descritto un futuro delineato ma ancora incolore. La crescita c’è ma non è quella che si vuole far credere. È lenta e poco incline a consolidare flussi in grado di strutturare la ripresa.
I dati Istat
L’Istat registra un aumento del Pil di 0,3% nel terzo trimestre, e il dato è stato accolto con una fanfara assolutamente smisurata. Se misurato all’Eurozona siamo a ritmi di crescita inferiori di oltre la metà, quindi stiamo gareggiando in formula uno con una cinquecento. Conforta il fatto che siamo in gara, ma sconforta il fatto che non riusciamo a creare un mezzo competitivo nel medio lungo termine
Padoan entra in contrasto con l’Upb
A propositi del dato sul pil Padoan si è anche scontrato con l’Ufficio parlamentare di Bilancio, difendendo un dato che l’Istituzione ha solo giudicato troppo debole (non negativo). Poi se si vuole letteralmente entrare nel dettaglio, un dato su tutti, il fallimento del Jobs Act, che nei numeri a fronte di costi elevatissimi, ha prodotto tanto lavoro a Voucher, ma nulla di strutturale e quindi non si creano i presupposti per tessere uno strato reddituale adeguato a sostenere la crescita.
Infine arriva  S&P che  smorza definitivamente gli entusiasmi.

S&P spegne gli entusiasmi: “ritorno a livelli pre-crisi solo fra il 2020-2030”

La nota di S&P
L'agenzia di rating ha messo in guardia l'Italia evidenziando gli aspetti della situazione economica del Belpaese che rimangono ancora fonte di instabilità e potrebbero rallentare ancora la crescita futura. 
Guardando al passato, gli analisti della società statunitense fanno notare come l'economia italiana sia cresciuta solamente dell'1,6% negli ultimi due anni e mezzo, a fronte di un recupero dell'Eurozona che nello stesso periodo ha superato il 5%. 
Guardando al futuro, invece, gli esperti sottolineano come l'Italia sia l'unico Paese europeo a non aver registrato alcun aumento della produttività dal 2000. 
"Ci aspettiamo che l'Italia possa tornare ai livelli di crescita pre-crisi solamente nella seconda metà della prossima decade (2020-2030)", conclude il report di S&P. 
Negli anni tra il 2016 e il 2018 è attesa una crescita dell'economia italiana "inferiore all'1% l'anno a causa di una produttività depressa che penalizza la competitività".
S&P ritiene che l'aumento del Pil del terzo trimestre sia "solo temporaneo" anche a causa della "incertezza sul referendum" del 4 dicembre che "è tale da influenzare negativamente il clima sulla fiducia delle imprese". 
Incertezza che "pesa anche sull'aumento dello spread con la Germania". 

autore / Luca Lippi
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