Italia finanzia fonti fossili (e non lo sa): rapporto choc di Legambiente

17 novembre 2016 ore 18:18, Americo Mascarucci
"Spendiamo lo 0,63% del Pil a fronte di una media europea dello 0,17% e molto oltre lo 0,20% degli Stati Uniti e lo 0,23% della Germania"
La denuncia di Legambiente, in occasione del vertice di Marrakesh, riguarda i sussidi diretti e indiretti che l’Italia spenderebbe per i combustibili fossili considerati la prima causa dei cambiamenti climatici in atto.
Legambiente, insieme ai principali network ambientalisti di tutto il mondo, chiede che questi sussidi siano aboliti e che si acceleri sulla decarbonizzazione delle economie. Uno stop che consentirebbe di ridurre le emissioni di CO2 di 750 milioni di tonnellate (5,8% delle emissioni globali al 2020) contribuendo al raggiungimento della metà dell'obiettivo climatico necessario a contenere l'aumento di temperatura globale di 2°C. Tutto ciò Legambiente lo ha messo nero su bianco nel dossier Stop sussidi alle fonti fossili, presentato oggi in occasione della Cop22, la conferenza delle nazioni unite sui cambiamenti climatici in corso a Marrakech. 
"Secondo il Fondo Monetario Internazionale - denubncia il rapporto - nel 2015 i sussidi alle fonti fossili sono stati pari a 5.300 miliardi di dollari (10 milioni di dollari al minuto), quanto il 6,5% del PIL mondiale e più della spesa sanitaria totale di tutti i governi del mondo. Hanno visto un aumento del 10,4% rispetto al 2013. Questa crescita in Europa è stata superiore alla media globale e si prevede un ulteriore incremento del sostegno alle fonti fossili dell’11,6% con 231 miliardi di dollari di investimento"
Italia finanzia fonti fossili (e non lo sa): rapporto choc di Legambiente
"Tra i maggiori investitori - denuncia il Rapporto - la Cina con 2.272 miliardi (+22%), seguita da Stati Uniti con 699 miliardi (+14%) e Russia con 335 miliardi (5.7%). In Europa, la maggior sostenitrice delle fonti fossili è la Germania con 55,6 miliardi di dollari (+10.5%), seguita da Regno Unito con 41,2 miliardi (+12.2%), Francia con 30,1 miliardi (+13.2%), Spagna (24,1 miliardi), Repubblica Ceca (17,5 miliardi) e Italia (13,2 miliardi)"

Legambiente ha individuato 14,8 miliardi di euro all’anno di sussidi diretti o indiretti alle fonti fossili, al consumo o alla produzione, da esoneri dall’accisa a sconti e finanziamenti per opere, distribuiti tra autotrasportatori, centrali per fonti fossili e imprese energivore e aziende petrolifere. 
"Basterebbe decidere di chiudere questo rubinetto di finanziamenti - attacca Legambiente - per ridurre le emissioni di CO2 di 750 milioni di tonnellate (il 5,8% delle emissioni globali al 2020) contribuendo al raggiungimento della metà dell’obiettivo climatico necessario a contenere l’aumento di temperatura globale entro i 2 gradi. 
"L’Italia - ricorda il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini - continua a comportarsi come se il problema dei sussidi alle fonti fossili non esistesse. Nel nostro conteggio non abbiamo calcolato né i soldi per il sistema stradale né i costi derivanti dall’inquinamento. Limitandoci a sommare gli sconti concessi ai camionisti che producono una percentuale anomalmente alta di trasporto merci su gomma, gli incentivi alle centrali diesel invece che alle rinnovabili nelle piccole isole e gli sconti in bolletta alle aziende energivore si arriva a 14,8 miliardi di euro. Soldi che potrebbero invece essere investiti in innovazione".

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