Le falsità (storiche?) su Pio XII

17 ottobre 2013 ore 9:49, Americo Mascarucci
Le falsità (storiche?) su Pio XII
“Quando il martirio più spaventoso ha colpito il nostro popolo, durante i 10 anni del terrore nazista, la voce del Pontefice si è levata a favore delle vittime”. E poi ancora: “Più di chiunque altro, noi abbiamo avuto modo di beneficiare della grande e caritatevole bontà e della magnanimità del rimpianto Pontefice, durante gli anni della persecuzione e del terrore, quando ogni speranza sembrava essere morta per noi”.
Il pontefice di cui si parla con grande rispetto, ammirazione e gratitudine, è Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, il papa che ha guidato la Chiesa dal 1939 al 1958. A pronunciare verso di lui parole di grandissimo affetto, sono due autorevolissime personalità del mondo ebraico; il primo ministro dello Stato d’Israele Golda Meir e l’ex rabbino capo di Roma Elio Toaff. Entrambi hanno vissuto il dramma delle persecuzioni naziste, ed entrambi hanno avuto conoscenza diretta dell’azione caritatevole messa in atto dalla Chiesa cattolica per esplicita volontà di Pio XII. Toaff riuscì a sfuggire alla retata nel ghetto di Roma dell’ottobre 1943, grazie all’aiuto di un sacerdote, uno dei tanti che a rischio della propria vita, ha nascosto gli ebrei all’interno delle strutture poste sotto la diretta protezione del Vaticano. Eppure, ancora oggi, si continua a dare credito alle accuse di antisemitismo contro Pacelli, nonostante in sua difesa, nel corso degli anni, si siano pronunciate tante personalità dell’ebraismo internazionale. L’accusa che viene rivolta costantemente a Pio XII, è di non aver mai condannato pubblicamente il nazismo e di aver, tacendo, quasi avvallato le persecuzioni. Un’accusa che si è ormai sgonfiata, non soltanto grazie alle testimonianze dirette dei sopravvissuti, ma anche grazie ad una dettagliata ricerca storiografica ad opera di importanti storici contemporanei, non ultimo Andrea Tornielli, autore di un’ampia biografia di Pacelli ricchissima di particolari inediti. Pio XII preferì agire in silenzio, consapevole che soltanto in questo modo fosse possibile salvare il maggior numero di vite. Dopo la retata al ghetto di Roma, fece convocare dal Segretario di Stato Luigi Maglione l’ambasciatore tedesco presso la Santa Sede Weizsàcker, al quale fu chiesto di sospendere immediatamente i rastrellamenti; in caso contrario il Papa avrebbe fatto sentire, forte e chiara, la sua voce di condanna. Fu proprio l’ambasciatore tedesco a scongiurare Maglione di non aggravare la situazione. “Hitler – riferì - non aspetta altro che di poter dare addosso alla Chiesa e scatenare le persecuzioni anche contro i cattolici. Tante altre vite saranno sacrificate se il pontefice alzerà la propria voce”. Ciò che in effetti era avvenuto in Olanda dopo che i vescovi locali, avevano protestato pubblicamente contro le violenze dei nazisti. Pio XII preferì quindi la via del silenzio, per fare in modo che i conventi, i monasteri, le strutture religiose sottoposte all’extraterritorialità vaticana, potessero garantire accoglienza, rifugio e protezione agli ebrei, senza offrire ai tedeschi il pretesto per violarli.  Weizsàcker però, nel rapporto trasmesso a Berlino, manipolò completamente la verità riferendo di aver ricevuto dalla Santa Sede assicurazione sul fatto che il Papa non sarebbe intervenuto contro le deportazioni per non compromettere i buoni rapporti con la Germania. Lo storico israelita Pinchas Lapide ha certificato con dati alla mano, come l’80% circa dei 950mila ebrei europei sopravvissuti all’olocausto, debbano la vita all’azione caritatevole della Chiesa di Pio XII. Altro che “papa di Hitler”. Pacelli fu contro il nazismo senza se e senza ma, come lo fu in seguito contro il comunismo staliniano e non sussistono più ragioni per ritardarne la beatificazione.  
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