Gozi (Pd): “Silvio non ricominci con il gioco dell’oca. Fassina non può essere di lotta e di governo”

17 ottobre 2013 ore 17:21, Lucia Bigozzi
Gozi (Pd): “Silvio non ricominci con il gioco dell’oca. Fassina non può essere di lotta e di governo”
Legge di stabilità: “In parlamento bisogna aumentare le aliquote sulle rendite finanziarie, come accade nella City. Fassina non può essere di lotta e di governo”. Legge elettorale: “Va cambiata prima del pronunciamento della Corte Costituzionale, un ritorno al proporzionale favorirebbe chi vuole rifare la Dc 2.0”. Pdl tentato dal voto anticipato: “Il gioco dell’oca di Berlusconi è dannoso per l’Italia, noi non ci stiamo”. Temi caldissimi sui quali Sandro Gozi, parlamentare dem, non fa sconti: né agli alleati delle larghe intese, né al suo partito …
Onorevole Gozi, cosa promuove della legge di stabilità? «Primo: si comincia a ridurre il cuneo fiscale su lavoratori e imprese. Secondo: si allenta per la prima volta il patto di stabilità con i Comuni. Terzo: viene rifinanziato il fondo per la non autosufficienza e la disabilità. Mi sembrano risposte importanti da un lato perché si diminuisce il peso fiscale su chi produce; dall’altro si danno segnali concreti agli enti locali e alle persone che vivono in una condizione di disagio sociale». E i punti che boccia? Lei, uomo di sinistra, come fa ad accettare che non sia stata toccata l’aliquota sulle rendite finanziarie? «In parlamento dovremo ottenere che la tassazione sulle rendite finanziarie salga almeno al 22 per cento. Se si pensa che in altri paese l’aliquota oscilla tra il 26 e il 31 per cento, come accade in Inghilterra dove c’è qualcosa che si chiama City, non vedo perché non poter utilizzare questa leva. Io voglio usarla per raddoppiare la diminuzione della tassazione sui lavoratori affinchè in busta paga non abbiamo solo 14 euro di aumento». E sul pubblico impiego come la pensa? I sindacati minacciano lo sciopero generale. «Non mi piace che si facciano azioni che penalizzano lavoratori e sindacati come il forte blocco del turn over, mentre invece non si affronta il tema fondamentale di rendere più efficiente la macchina amministrativa e mettere in campo una revisione della spesa nella Pa più incisiva e coraggiosa». Esistono già fior di dossier sulla spending review, che senso ha nominare un nuovo commissario? «La nomina di Cottarelli non può e non deve significare spendere altri mesi e altri soldi perché noi abbiamo bisogno anzitutto di applicare ciò che è già stato individuato, dal Libro Verde di Padoa-Schioppa passando per il lavoro di Giarda, Vieri Ceriani e Giavazzi. Già applicando questi dossier si possono trovare nei prossimi mesi 4-5 miliardi. Mi auguro che Cottarelli renda operativo quanto c’è già e poi vada ad aggredire la spesa alla voce beni e servizi nella Pa dove si annidano gli sprechi maggiori». Trise, tre tasse in una: non è cambiato niente… «Io con gli acronimi non vado d’accordo perché non me li ricordo, figuriamoci i cittadini…Quando è stata tolta l’Imu - e secondo me si è trattato di un errore - il governo si era impegnato a tenere un tetto massimo oltre il quale non andare con la nuova tassa sui servizi: vorrei che mantenesse questo impegno». Fassina ha criticato l’impianto della manovra al punto da minacciare le dimissioni da viceministro. Lei sta con Fassina o con Letta? «Quando si sta al governo bisogna adoperarsi per far prevalere la linea del partito, ma non si può essere di lotta e di governo. Chi sta al governo e ritiene di non condividere la linea può benissimo tornare a fare il parlamentare ed avere più autonomia decisionale. Nessuno di noi è soddisfatto di questa legge ma c’è un dovere di lealtà e rispetto nei confronti dell’esecutivo. Sul merito, mi ritrovo su alcuni punti sollevati da Fassina ma è chiaro che stando al governo occorre ragionare anche in un’ottica di collegialità». Dopo mesi di trattative, il finanziamento ai partiti è passato alla Camera e ora approda al Senato. E’ stato un compromesso al ribasso? «No. Per me è un’ottima notizia. Trovo scandaloso ed eccessivo l’attuale sistema di finanziamento dei partiti, una classe dirigente fallimentare che negli ultimi venti anni ha abusato di questo sistema che già di per sé era abusivo, sia sul piano della democrazia, sia perché andava contro la volontà dei cittadini sancita dal referendum del ’93. Non solo: dietro la parola rimborso si nascondeva la parola finanziamento. Con questa riforma ogni cittadino potrà scegliere se destinare il 2 per mille ai partiti; se dare fino a un massimo di 300mila euro alla forza politica nella quale si riconosce, mentre ogni persona fisica potrà destinare fino a un massimo di 200mila euro.E’ un passaggio importante perché i partiti dovranno dimostrare di meritarsi la fiducia e i soldi degli elettori». La legge elettorale, però, resta in stand by. Ancora per quanto? «Sono contrario ai tentativi di tornare al proporzionale; dobbiamo accelerare i lavori e non aspettare che la legge elettorale la scriva per difetto la Corte Costituzionale dichiarando incostituzionale il premio di maggioranza. Questo ci costringerebbe a tornare al proporzionale, ottimo strumento per chi vuole ricostituire la Dc 2.0 e per chi, senza dirlo, vorrebbe rendere eterne le larghe intese». Quali sono, secondo lei, i punti-chiave intangibili? «Confermare il bipolarismo e renderlo efficiente; restituire ai cittadini il diritto di scegliere i parlamentari, scegliere il capo dell’esecutivo sapendo prima e in modo chiaro quale sarà la maggioranza». La pensa come Renzi? «Certamente. Aggiungo la mia contrarietà al ritorno alle preferenze, significa tornare al passato. Credo fortemente nel collegio uninominale anche come strumento per rendicontare costantemente agli elettori la propria attività politica». Berlusconi è tornato sul piede di guerra. Un nuovo shodown all’orizzonte? «Berlusconi ancora una volta sta giocando sulla pelle degli italiani per salvare se stesso e sottrarsi all’esecuzione di una sentenza passata in giudicato, le sentenze vanno rispettate e valgono per tutti i cittadini. Il gioco dell’oca di Berlusconi, non può farci tornare alla casella di partenza dopo aver paralizzato per dieci giorni il paese attorno alla sfiducia che poi non ha votato. Se riparte la giostra berlusconiana tra falchi e colombe saremo noi a dire che non c’è possibilità di portare avanti il lavoro del governo che invece va sostenuto per mettere in sicurezza il paese».
autore / Lucia Bigozzi
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