"Into the inferno", Herzog torna al suo vecchio amore: i vulcani

17 ottobre 2016 ore 7:56, Adriano Scianca
Werner Herzog stupisce ancora. Il poliedrico regista tedesco stupisce tutti con Into the inferno, documentario sui vulcani in cui il cineasta da sfogo alla sua passione viscerale per questo maestoso e pericoloso fenomeno della natura. Il film, presentato nella selezione ufficiale della Festa di Roma e dal 28 ottobre disponibile su Netflix, è un viaggio fino ai crateri dei più maestosi vulcani del mondo: dall'isola di Tanna nelle Nuove Ebridi, punto di partenza e di arrivo, alla Corea del Nord, dall'Etiopia all'Islanda. 

'Into the inferno', Herzog torna al suo vecchio amore: i vulcani
Una passione di lunga data, quella di Herzog per lava e lapilli: mentre stava ancora lavorando a Cuore di vetro, il regista mollò tutto per andare di corsa a Guadalupa, già evacuata, per filmare l'eruzione della Grande Soufrière: il risultato, appunto, è il corto documentario intitolato La Soufrière. E mentre girava Encounters at the End of the World, il suo documentario sull'Antartide, passò del tempo sull'Erebus, in compagnia di alcuni vulcanologi che aveva incontrato: fu lì che conobbe Clive Oppenheimer, il vulcanologo di Cambridge che lo accompagna oggi nel suo viaggio dentro l'inferno.  


Ma a chi gli fa notare la pericolosità del suo documentario, Herzog replica: “'Sono l'unico regista sano di mente che esiste, sto molto attento a non correre pericoli”. Ma cosa c'è di tanto affascinante nei vulcani? Per Herzog sembra essere la forza, la pericolosità, l'instabilità che scorre sotto il terreno che crediamo saldo. Un'ovvia metafora della condizione umana, che Herzog indaga anche da altri punti di vista, come quando si reca in Corea del Nord, e allora i vulcani sono solo la scusa per raccontare il folle regime paleocomunista, vero e proprio film nel film.
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