Dabiq è liberata, anche dalla profezia: l'Isis perde un simbolo

17 ottobre 2016 ore 10:15, intelligo
di Eleonora Baldo

L’Isis inizia a perdere le prime pedine sul proprio scacchiere di conquista del mondo: qualche ora fa, infatti, l’Esercito Siriano Libero – composto dai cosiddetti “ribelli”, coloro che si sono opposti al dominio del Califfato – con l’appoggio dell’esercito turco, è riuscito a liberare Dabiq, meglio nota come la “città della profezia”, in cui secondo le vaticinazioni di Maometto avrebbe dovuto svolgersi lo scontro definitivo tra cristiani e musulmani.

Una perdita dal profondo valore strategico e psicologico: non si tratta solo della prima battuta d’arresto dell’esercito dello Stato Islamico – peraltro in una zona particolarmente “calda” per il controllo dell’area (ci troviamo al confine tra Siria e Truchia). Ciò che attribuisce valore aggiunto all’impresa è che Dabiq rappresenta una delle città simbolo per i seguaci del Califfato. A confermare l’inversione di tendenza inoltre concorrono le informazioni fornite dall’Osservatorio siriano dei diritti umani, secondo le quali l’Esercito dei “ribelli” siriani, sempre con il supporto dei turchi sarebbe riuscito a sottrarre al controllo dell’Isis anche la città di Sauran (5 km a nord di Dabiq) e l’area ricompresa tra Yarablus, Marea ed Ezaz, circa 2 mila km sottratti al controllo del Califfato.

Dabiq è liberata, anche dalla profezia: l'Isis perde un simbolo

La liberazione della città è stata accolta con gioia da parte delle popolazioni oppresse – come testimonia il gesto oramai divenuto simbolico dello “strappo” del burqa da parte delle donne – e dalle organizzazioni dei diritti umani, in questi mesi impegnate oltre che ad offrire supporto di vario genere alla gente del luogo ad aggiornare, tristemente, la conta delle vittime. In Siria, Libia e Egitto ed Iraq si è assistito ad una vera e propria ecatombe: solo nei nei primi mesi del 2016 secondo i dati dell’ONU le vittime sono state 1601, tra i quali moltissimi bambini, cifra a cui vanno aggiunti i morti  - quasi 1200  - causati dai numerosi attentati che hanno afflitto l'Occidente durante il 2015 (Francia, Belgio, Tunisia, Yemen, Canada, Stati Uniti e Russia). In totale secondo le ultime stime di un report americano, tra 2009 e 2016 la guerra dello Stato Islamico ha causato 40 mila feriti e oltre 23 mila vittime.

 

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