Riforma pensioni, i nodi 'sciolti' su precoci e quota 41. Cosa cambia

17 ottobre 2016 ore 10:19, Luca Lippi
Sabato scorso, come da scadenza in agenda del governo, c’è stata l’approvazione della legge di Bilancio, di conseguenza è stato sottoscritto e approvato anche il pacchetto delle pensioni per il prossimo triennio.
Confermate le misure a favore dei lavoratori precoci nello specifico quelle per l’uscita anticipata e quota 41.
Precoci
I precoci potranno uscire da lavoro se avranno versato almeno 41 anni di contributi dei quali non meno di dodici mesi dovranno riguardare il periodo giovanile della propria carriera lavorativa, ovvero prima dei diciannove anni di età. 
Pensione anticipata precoci quota 41
In virtù dell’annullamento delle penalizzazioni per chi scelga la pensione anticipata prima di aver compiuto i 62 anni di età (penalizzazioni in realtà ancora vigenti ma semplicemente sospese dalla legge di stabilità 2016 fino al 2017), è possibile per la categoria uscire anticipatamente.
Un lavoratore classe 1960, lavoratore in regola dai suoi 16 anni, ad oggi avrebbe 40 anni di contributi, tre dei quali versati prima del compimento dei 19 anni, in questo caso il requisito dei quota 41 è soddisfatto e applicabile.
Pensione quota 41
Prendendo a esempio il medesimo individuo dell’esempio precedente, il lavoratore precoce può entrare in quiescenza con un anticipo rispetto alla prima pensione possibile, prevista per il dicembre del 2019, di 2 anni e due mesi.
Questo è possibile con l'incremento dell'età pensionabile derivante dall'allungamento dell'aspettativa di vita di ulteriori quattro mesi proprio a partire dal 2019, il contribuente avrebbe dovuto attendere i 43 anni e due mesi di versamenti con un'età compiuta di 59 anni per la pensione anticipata attualmente vigente, fissata a 42 anni e dieci mesi. Con la quota 41, invece, il lavoratore potrà uscire a 57 anni e non pagare alcuna penalizzazione. 

Riforma pensioni, i nodi 'sciolti' su precoci e quota 41. Cosa cambia

Il parere dei gruppi online più attivi nel dibattito previdenziale
Franco Rizzo, coordinatore del gruppo Giovani, Lavoro, Pensione, commentando le ultime notizie sulle novità per le pensioni con mini pensione e quota 41 per i precoci, ha spiegato che si tratta di una modifica che avrebbe già dovuto essere inserita nella revisione del nostro sistema previdenziale già diverso tempo fa, come idea, però, perché nell’impostazione, Rizzo ritiene che criteri, requisiti e limiti sia anagrafici che contributivi siano decisamente rigidi e poco utili, perché coinvolgono una platea decisamente ristretta ma soprattutto non contribuiscono a quel ricambio generazionale che aprirebbe le porta, oggi decisamene chiuse, del mondo lavorativo ai più giovani, rilanciando non solo occupazione giovanile ma, contemporaneamente, anche produttività e, quindi, economia in generale.
In sostanza, secondo Rizzo mini pensione e quota 41 come attualmente definite sembrano configurarsi più come misure assistenziali che come novità per le pensioni vere e proprie e forse si tratta di una strada di lavoro decisamente sbagliata intrapresa dalla maggioranza, perché il fine delle novità per le pensioni dovrebbe essere proprio quello di turn over a lavoro per dare nuova spinta all’occupazione giovanile permettendo agli impiegati di lungo corso, finalmente, di collocarsi a riposo.
In realtà, gli spazi di manovra, in termini economici sono strettissimi e il governo ha cercato di includere nella riforma più categorie possibili. 
Ora dobbiamo attendere il parere di Bruxelles dove sarà intrapresa una dura battaglia sulla flessibilità che già dai toni si prefigura piuttosto energica.

autore / Luca Lippi
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