Tagli internisti e polemiche: sono visite anti liste d'attesa

17 ottobre 2016 ore 11:01, Americo Mascarucci
Dei 6,4 milioni ricoverati ogni anno in Italia, il 16% si trova in un reparto di Medicina interna anche perché spesso soffre di patologie plurime da trattare in un quadro clinico complessivo. 
Una volta a casa, però, il malato diventa un individuo "a pezzi", che deve fare controlli dal cardiologo, dal diabetologo, dallo pneumologo senza essere visto da uno specialista che sappia mantenere una visione d’insieme. 
La denuncia l’hanno lanciata gli esperti del Simi, Società italiana di medicina interna, che hanno chiesto al Governo di riconsiderare la strategia operativa dei medici di base. 
Si tratta om questo caso di quegli specialisti che hanno il compito di esaminare la salute di un paziente nella sua interezza e che a volte, proprio grazie a questa visione complessiva, sono capaci di cogliere segnali per fare una diagnosi migliore fra coloro che soffrono piu' di una patologia. 
Secondo gli esperti SIMI, la visita internistica aiuta anche a ridurre le liste d'attesa per le visite specialistiche e gli esami strumentali e a contenere la spesa farmaceutica. 
A oggi sono 3,2 milioni l'anno le visite internistiche, pari al 5% del totale delle visite specialistiche ma ne servirebbero il doppio secondo SIMI che propone una gestione multidisciplinare "in rete" con gli specialisti delle singole patologie croniche, coordinata da un medico della complessità quale l'internista, in grado di "tenere le fila" dei bisogni del paziente. 
"Le malattie croniche non trasmissibili sono la nuova emergenza sanitaria: in Italia sono responsabili del 92% dei decessi e riguardano un numero sempre più ampio di persone, anche giovani visto che ben 1,5 milioni di 45-55enni deve già convivere con più patologie. Tutto ciò è determinato dall'aumento dell'età media e soprattutto da una prevenzione insufficiente - sottolinea  Francesco Perticone, presidente della SIMI- senza contare la riduzione dei costi e dei disagi per i pazienti, che grazie alla visita dell'internista non sono costretti a peregrinare da uno specialista all'altro''. 

Tagli internisti e polemiche: sono visite anti liste d'attesa
Il mancato inserimento di visite ambulatoriali specialistiche in medicina interna, spiegano gli esperti, può minare la salute di questi pazienti e dei 12 milioni di italiani che soffrono di due o più malattie croniche. Le conseguenze rischiano di essere devastanti. 
"Le malattie croniche non trasmissibili sono la nuova emergenza sanitaria - spiega Perticone  -, in Italia sono responsabili del 92% dei decessi e riguardano un numero sempre più ampio di persone, anche giovani visto che ben 1,5 milioni di 45-55enni deve già convivere con più patologie. Tutto ciò è determinato dall’aumento dell’età media e da una prevenzione insufficiente".
I pazienti ricoverati nei reparti di medicina interna "sono in continuo aumento - prosegue Perticone - l’assenza delle visite specialistiche in medicina interna nel nuovo nomenclatore per l’assistenza ambulatoriale è perciò incomprensibile oltre che pericolosa, perché lascia senza specialista di riferimento una grossa quota di pazienti prevalentemente anziani, spesso fragili, in cui la gestione va oltre la valutazione della singola patologia d’organo». Secondo l’esperto, «anche la rivalutazione post-dimissione, a breve e medio termine, non può prescindere da una visione generale. Senza contare la riduzione di costi e disagi per i pazienti, che grazie alla visita dell’internista non sono costretti a peregrinare da uno specialista all’altro".

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