Novità partite Iva, a chi conviene e a chi no

17 ottobre 2016 ore 12:48, Luca Lippi
Pronta la nuova forma di tassazione per le partite Iva, le società di persone e le ditte individuali, ma non per tutti.
Un compromesso fra regime dei minimi e flat tax, e come tutti i compromessi c’è chi sorride e chi si sente escluso ingiustamente.
In sostanza stiamo parlando di una forma di tassazione agevolata inserita nella Legge di Bilancio 2017 nella quale si legge la possibilità di optare per una tassazione flat (fissa) al 24% senza entrare nel gorgo degli scaglioni progressivi.
Il tributo, denominato Iri, sarà applicato sul reddito decurtato di quanto prelevato dall’imprenditore individuale o dai soci. 
Invece, nel momento in cui soci e imprenditore effettueranno prelievi dall’impresa questi saranno tassati normalmente a titolo di Irpef, secondo i rispettivi scaglioni. In questo modo il reddito di impresa sarà soggetto a due diverse tassazioni: una ridotta, piatta e fissa, l’altra ordinaria.
Scopo dell’Iri è quello di consentire soprattutto ad artigiani e commercianti che lasciano il reddito in azienda senza distribuirlo di scontare una tassazione piatta, ossia proporzionale al 24% e non con l’aliquota progressiva Irpef come accade attualmente. In questo modo tutte le imprese sono tassate alla stessa aliquota indipendentemente dalla loro natura giuridica.
Inoltre, con l’Iri si pagheranno le tasse sul reddito effettivamente incassato e non su quello fatturato (cosiddetto regime di cassa). Con l’indubbio vantaggio che, se il cliente non paga, l’imprenditore non sarà soggetto per tali voci alla tassazione.

Novità partite Iva, a chi conviene e a chi no

Conviene la nuova Iri? 
Secondo le stime del Sole 24 Ore, no. Bisogna considerare alcune variabili: “il livello di reddito innanzitutto; ma anche la quantità di ‘prelievi’ di utili effettuata dall’imprenditore, l’incidenza delle addizionali all’Irpef, la presenza di detrazioni personali e di altri redditi accanto a quello d’impresa (legati ad esempio ad attività di lavoro dipendente, altre collaborazioni o possesso di fabbricati)”.
Ovviamente l’analisi delle opportunità sono da comparare con le esigenze individuali e l’apporto professionale tecnico del proprio commercialista. 
L’Iri potrebbe non convenire a chi (fonte Sole24Ore) “preleva un elevato importo degli utili per impiego personale: è il caso soprattutto degli imprenditori individuali che vivono del proprio lavoro”. 
Chi opta per l’Iri deve essere soggetto a contabilità ordinaria. Per cui, se l’azienda ha optato per la contabilità semplificata dovrebbe rinunciare a tale vantaggio in termini di adempimenti e di tenuta dei registri per poter accedere alla tassazione flat.
In conclusione, considerando i livelli di reddito del periodo e la situazione finanziaria di molti professionisti, almeno per le partite Iva in regime dei minimi, per le quali nulla dovrebbe cambiare rispetto a quanto previsto già dalla scorsa legge di bilancio, l’opzione Iri è del tutto inadeguata e quindi non conforme alla politica di abbassamento della tassazione del governo.
Anche per il prossimo anno, infatti, varrà il regime dei minimi che prevede un’aliquota forfettaria al 15% per tutti coloro che hanno guadagni entro i 30 mila euro e senza limiti anagrafici. Per poter accedere a questo regime dei minimi, la soglia dei 30mila euro vale per i professionisti, senza limiti temporali o anagrafici, stessa soglia anche per artigiani e imprese.

autore / Luca Lippi
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