Omicidio Ravenna fra impronte, alibi smentiti e sms: marito resta in carcere

17 ottobre 2016 ore 11:33, Americo Mascarucci
Matteo Cagnoni, accusato dell'omicidio della moglie Giulia Balestri, resta in carcere.
È quanto ha stabilito il tribunale del Riesame di Bologna nei confronti del dermatologo di 51 anni accusato di aver ucciso a bastonate in testa la moglie di 39enne all’interno della loro villa disabitata a Ravenna. 
L'omicidio sarebbe stato compiuto la mattina del 16 settembre scorso.
Ad incastrare Cagnoni come riporterebbe l’ordinanza, ci sarebbero varie impronte lasciate sul sangue di lei. 
Una in particolare sarebbe quella sulla quale gli inquirenti poggerebbero l'atto d'accusa: è del palmo della mano sinistra ed è stata isolata dalla polizia scientifica su un vecchio frigorifero a un metro e mezzo circa di altezza.
Un’impronta lasciata da una mano insanguinata e che solo chi ha massacrato la 39enne secondo gli inquirenti avrebbe potuto imprimere.

Omicidio Ravenna fra impronte, alibi smentiti e sms: marito resta in carcere
Poi ci sarebbero gli alibi smentiti.
Cagnoni avrebbe infatti raccontato al giudice di essere uscito con la moglie Giulia dalla villa di Ravenna e poi di averla rivista sotto la loro casa di via Giordano Bruno tra le 12 e l2.15 di quel venerdì 16 aprile, giorno in cui la donna è stata uccisa. 
Versione pare smentita da altre testimonianze fra cui quella di una postina di Ravenna che , ascoltata dagli uomini della squadra mobile, avrebbe raccontato di essere stata quella mattina nel condominio al civico 5 in cui viveva la coppia. Avrebbe visto Cagnoni ma mai, in quel lasso di tempo, avrebbe visto visto Giulia. 
Ma c’è un secondo elemento che avrebbe impedito la scarcerazione di Cagnoni.
Il 51enne poco dopo la mezzanotte del 18 settembre e poco prima che la polizia andasse a fermarlo nella villa paterna di Firenze, avrebbe inviato due messaggi a Ravenna – a un’amica e alla segretaria – dimostrando di sapere della morte della consorte.
Peccato che fino a quel momento – rilevano i magistrati – nessuno glielo avesse detto, "segno evidente e inconfutabile - scrivono i giudici - della sua responsabilità".
Si tratta tuttavia di accuse ancora tutte da dimostrare ma comunque sufficienti ai Giudici del Riesame per non scarcerare l'indagato.
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