La verità su Loris, Meluzzi: "Veronica verrà condannata, ma non si archivia il dubbio"

17 ottobre 2016 ore 15:36, Andrea De Angelis
Veronica Panarello, la giovane mamma in carcere ormai da 22 mesi, attraverso dichiarazioni spontanee ha detto che non sarebbe stata lei ad uccidere Loris, ma il nonno paterno con il quale ha confessato di avere avuto una relazione dall’uomo sempre negata e che sarebbe alla base del terribile omicidio. Delitto commesso per evitare che il bambino, che avrebbe visto la mamma e il nonno in atteggiamenti inequivocabili, raccontasse tutto al padre Davide.
L'esito del processo riempirà le pagine di cronaca di domani. IntelligoNews ne ha parlato con lo psichiatra Alessandro Meluzzi...

Non ci saranno sorprese?
"No, il rito abbreviato non le consente e non c'è nessun vero fatto nuovo. Questo processo è ancora aperto su un solo quesito". 

La verità su Loris, Meluzzi: 'Veronica verrà condannata, ma non si archivia il dubbio'
Quale?
"Visto che appare acclarata ed è stata recepito anche dalla Procura come movente la relazione tra lei (Veronica Panarello, ndr) e il suocero, il quesito è: se questo movente è stato la vera causa della vicenda, come si motiva l'estraneità del suocero dall'intera vicenda? L'alibi fornito dalla convivente e le cellule telefoniche sono sufficienti per respingere in maniera totale una chiamata del correo così esplicita, dura e chiara da parte di quella che sarà l'imputata sicuramente condannata? Io credo che tale questione si riaprirà in appello e in Cassazione".

Dunque la questione non finisce oggi?
"No, non finisce oggi. Lei verrà condannata a trent'anni e la posizione del suocero verrà archiviata, ma la mia opinione è che il caso non sarà chiuso oggi. Lo spartiacque vero della questione è se ha ucciso il figlio o se lo ha ucciso in concorso".

L'avvocato della donna oggi nel tribunale di Ragusa ha ripetuto, urlandolo, che "manca la prova". Manca davvero questa prova?
"Insomma, c'è stata un'ammissione sostanziale di buona parte dei fatti. Lei stessa ha ammesso di essere stata presente ai fatti, di avere partecipato all'occultamento del cadavere, di essere stata consapevole di quanto avveniva. Una confessione di una grande parte dei fatti. L'unico dubbio, lo ripeto, è il ruolo del suocero. Ipotesi questa archiviata, ma non si archivia il dubbio. Ci sono buone ragioni per pensare che questa donna così magrolina, fragile non abbia potuto fare tutto da sola, con lucidità e in così poco tempo. La storia non si chiude certamente oggi". 
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