Finanziamento ai partiti: Cameron in controtendenza lo vuole pubblico

17 settembre 2013 ore 10:54, intelligo
Finanziamento ai partiti: Cameron in controtendenza lo vuole pubblico
di Andrea De Angelis Si ripropone ancora una volta la questione del finanziamento pubblico ai partiti in Italia. La sua storia decennale, ormai nota, va dal referendum alle promesse elettorali, e scrive una nuova pagina con le parole di ieri pronunciate dal Presidente del Consiglio. "Ho aspettato fino ad oggi per rispetto ai partiti, Movimento 5 Stelle compreso, e al Parlamento, ma se non si interverrà entro i 6 mesi dall'inizio della legislatura, il mio governo procederà con un decreto". Sembra dunque intenzionato a fare sul serio Enrico Letta, il cui ultimatum serve anche, probabilmente, a far dimenticare la promessa dei "100 giorni" non mantenuta: entro questo mese si sarebbe dovuto abolire il suddetto finanziamento. Se in Italia dunque continua la rincorsa al provvedimento tanto atteso, in Inghilterra le cose vanno diversamente. A Londra infatti vige un sistema misto di finanziamento, con i fondi privati che sono oltre il triplo di quelli pubblici. Sono stati i laburisti negli scorsi giorni, dopo le richieste avanzate già in primavera, a chiedere che il finanziamento pubblico tornasse a incidere con maggiore peso sulla vita dei partiti. Il motivo? Evitare che i principali donatori privati possano indirizzare le scelte politiche, e dunque pubbliche, dei partiti che finanziano. Ecco dunque la necessità, secondo Ed Miliband, leader dei laburisti, di mettere un tetto alle donazioni private di 5 mila sterline. Cosa rispondono i conservatori del premier David Cameron? Che il vero scandalo è la sproporzione, semmai, dei fondi pubblici con l'80% destinato all'opposizione e, dunque, proprio ai laburisti. La spiegazione che arriva da Londra è chiara: chi governa può con maggiore facilità attrarre finanziamenti privati. In realtà così si avvalora la denuncia di chi vuole limitare questi ultimi... Di certo guardare al dibattito inglese è un modo, per l'Italia, di evitare errori sull'onda del sensazionalismo e della crescita del consenso.
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