Rondini (Ln): «Da Letta nessuna riforma, l'operazione Imu ha “fregato” i Comuni»

17 settembre 2013 ore 13:08, Francesca Siciliano
Rondini (Ln): «Da Letta nessuna riforma, l'operazione Imu ha “fregato” i Comuni»
«Tosi-Meloni? Prove tecniche di ticket». «Bagarre Bossi-Tosi? Rientrerà tutto».
«La Lega ha dimostrato di non essere un partito né di destra, né di sinistra e che si allea con altri partiti per “portare a casa” ciò che chiedono i nostri elettori». Marco Rondini, parlamentare leghista a Montecitorio, intervistato da IntelligoNews, commenta l'incontro ad Atreju Tosi-Meloni e la potenziale alleanza futura, e fa un parallelo sulla Csu tedesca (vittoriosa in Bavaria) e la Lega Nord. Ma quando gli chiediamo della bagarre interna al partito tra Tosi e Bossi, pur mantenendo l'aplomb, sembra infastidirsi: «Perché la stampa si ostina ad interessarsi al gossip politico? Perché anziché parlare di questo non mi chiede quali sono le istanze e le proposte che la Lega da anni porta avanti?» Onorevole Rondini, la vittoria bavarese della Csu andrebbe considerata nell’ottica del modello al quale Bossi e Maroni vorrebbero ispirarsi? Si può fare un parallelo tra la Csu e la Lega? «La Csu interpreta, esattamente come fa la Lega in Lombardia e in Veneto, le istanze di una grossa fetta di cittadini per poi farle valere all'interno del contesto del governo nazionale. È questo l'unico parallelo possibile, anche perché perché la Csu -  rispetto alla Lega -  ha una storia completamente diversa». In Germania si va di nuovo verso la Grosse Koalition. Chiedo a lei, in quanto esponente di un partito d’opposizione a livello nazionale, come mai qui in Italia le Larghe Intese non funzionano? «Da un lato perché in Italia prevalgono gli interessi “di bottega” rispetto a quelli delle varie realtà che compongono il Paese. L'anti-berlusconismo militante, sul quale per troppi anni ha campato la sinistra, è un ostacolo per pensare ad una grossa coalizione come quella tedesca». Dall'altro? «Si resta troppo ancorati agli interessi elettorali, che difficilmente si possono realizzare». Ci può fare un esempio? «Il discorso dell'Imu: non si sa bene dove andremo a trovare quei soldi. Sebbene noi avessimo ritenuto che l'Imu sulla prima casa non andava introdotta (la nostra proposta, infatti, prevedeva proprio questo: tutte le tasse sulla casa andavano comunque a riempire le casse comunali). In pratica: Monti è riuscito nella sua operazione». Quale? «Ha fatto sì che i cittadini avvertissero le amministrazioni locali come coloro che “bussano alla porta” per chiedere soldi. Anche se nelle casse comunali arriva poco o nulla. Ebbe ragione Renzi quando disse che questa tassa (l'Imu, ndr) sarebbe stata una fregatura». Parliamo del governo. Secondo lei è agli sgoccioli? «Gli obiettivi che si era prefissati non sono stati raggiunti. I provvedimenti per il rilancio dell'economia sono stati minimi e non hanno portato ad alcun risultato. Quando Letta incassò la fiducia fece riferimento a quella riforme Costituzionali (e non in riferimento esclusivamente alla riforma elettorale) di cui poi non si è più parlato». Qual è la vostra proposta? «Il superamento del bicameralismo perfetto, necessario per velocizzare i processi di legislazione. I tempi di approvazione delle leggi (con la navetta tra Camera e Senato) sono troppo lunghi e in questo momento non ce lo possiamo permettere. Tuttavia sulla durata dell'esecutivo non saprei dirle una data precisa, ma è chiaro che “vive alla giornata” essendo sottoposto alle intenzioni causate soprattutto dalla vicenda giudiziaria di Berlusconi. Un osservatore esterno non potrebbe far altro che dire che, vista la situazione italiana, è assurdo che il dibattito politico sia incentrato sul congresso del Pd e su chi sarà il suo prossimo segretario, e sulla decadenza di Berlusconi». Non le considera questioni prioritarie? «Affatto. Saranno pure importanti, ma se i cittadini si interessano sempre di meno alla politica è proprio per il dibattito politico sterile e su temi che ai cittadini, appunto, non interessano. Lo dimostra l'astensionismo...». Guardiamo ora “in casa” Lega. La bagarre che via via prende toni sempre più accesi tra Bossi e Tosi rischia di spaccare il partito? «Non credo proprio. A mio avviso il confronto, nonostante a volte i toni siano un po' troppo accesi, è troppo enfatizzato dalla stampa». Lei, dall'interno, la vive in maniera diversa? «Dico soltanto che non credo che questa bagarre (come l'ha definita lei) possa portare ad una spaccatura all'interno della Lega proprio perché non vi sono correnti all'interno del partito. O meglio: tutti perseguiamo lo stesso obiettivo, che non è quello di “spaccarci”. Tosi e Bossi esprimono semplicemente due modi diversi di gestire il movimento». Però il Congresso del Veneto ha sfiduciato Bossi, lo stesso Tosi ha presentato la norma sull'eliminazione delle cariche a vita nel movimento... «A mio avviso rientrerà tutto, non fosse altro per il senso di responsabilità degli “attori” (Tosi e Bossi, ndr): due persone responsabili e che non disdegnano il confronto, a prescindere dai toni più o meno duri. Entrambi sanno perfettamente di rappresentare un territorio, con molti problemi, per il quale devono trovare delle soluzioni. Non è presentandosi divisi che le istanze dei cittadini settentrionali troveranno soluzione. Comunque, posso dirle una cosa?». Prego. «Noi spesso, come Lega, facciamo fatica ad “esprimerci”. I giornali, nella maggior parte dei casi, preferiscono parlare del nostro partito solo nelle occasioni in cui si presentano degli scontri interni, e preferiscono sorvolare sulle nostre proposte politiche. Si dà più spazio all'enfatizzazione del gossip anziché sulla “questione settentrionale” che è molto più importante rispetto a tutto il resto». Vi sentite “nel mirino”? «Non accade soltanto alla Lega. Rispetto alle emergenze italiane i giornali preferiscono occuparsi delle questioni legate ai problemi interni dei singoli partiti». Secondo lei per quale motivo? «Probabilmente perché in questa maniera sperano di attirare l'attenzione del grande pubblico, magari aggiungendo dei titoli sensazionali». Ad Atreju abbiamo assistito ad un incontro-confronto Tosi-Meloni. In che chiave va letto questo avvicinamento della Lega alla destra? «Esclusivamente come un confronto con una componente del vecchio Pdl (e della vecchia An) con la quale  abbiamo percorso della strada insieme. Oggi il confronto potrebbe servire a capire se ci sono le basi per proseguire quella strada, se vi sono dei punti in comune, se si può riprendere quel filo interrotto». Magari mediante un ticket? «Direi di sì. Anche se per parlare di di alleanze è ancora presto».  
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