Sberna (Sc): «Francesco apre ai conviventi? Bene l'accoglienza, ma non è una novità»

17 settembre 2013 ore 15:29, Francesca Siciliano
Sberna (Sc): «Francesco apre ai conviventi? Bene l'accoglienza, ma non è una novità»
«Papa Francesco si sta facendo carico dei problemi dell'umanità e delle loro necessità in questo momento di crisi». A parlare con IntelligoNews, all'indomani dell'“apertura” di Papa Francesco ai separati e ai divorziati è Mario Sberna, cattolico, già presidente dell'Associazione per le famiglie numerose e oggi parlamentare di Scelta Civica. Che non ama usare l'accezione di “apertura” perché «presupporrebbe che prima ci fosse qualcosa di chiuso. E così non è: il dovere della Chiesa è sempre stato quello di essere inclusiva».   Onorevole Sberna, andiamo subito al sodo: dopo la riforma della Curia, Papa Francesco ieri ha aperto un “cantiere” sulle convivenze e sui divorziati. Qual è il suo parere? «In realtà non ha “aperto”, perché prima non c'era niente di “chiuso”. La Chiesa è sempre stata molto attenta nei confronti dei separati e dei divorziati, soprattutto negli ultimi anni. Basti ricordare il cardinal Martini e le sue riflessioni: lui non si è mai dimenticato delle “Chiese sorelle” (quelle ortodosse e cristiane) che riammettono al sacramento dell'eucarestia (dopo il periodo di “penitenza”) i ri-sposati». La richiesta ai sacerdoti di ascoltare i separati, dunque, in che chiave va letta? «Non va letta in una chiave di assoluta novità. Perché, torno a ripetere: fa parte della dottrina della Chiesa il non voler lasciar fuori nessuno». E sulla possibilità, per i risposati, di ottenere la comunione? «Probabilmente ancora non è arrivato il momento. È una questione che andrà affrontata più avanti, sia teologicamente che spiritualmente. Tuttavia il fatto che vi sia una dichiarazione di Gesù Cristo ben precisa sull'argomento lascia poco spazio a fraintendimenti: “Non osi separare l'uomo ciò che Dio unisce” e faceva proprio riferimento al matrimonio, non ad altro. È necessario riflettere su questo tema, dunque, magari con l'aiuto dello Spirito Santo». È in quest'ottica che vanno interpretate le parole di Francesco: “La Chiesa deve essere accogliente”? «Esattamente, questo è il compito principale della Chiesa. Gesù Cristo è venuto sulla terra per la salvezza di tutti. L'accoglienza della Chiesa è un fattore determinante per la Chiesa stessa: è Gesù che l'ha voluta così, per cui Papa Francesco non fa altro che interpretare il vero e proprio impegno della Chiesa». Francesco è più bravo, rispetto ai suoi predecessori, ad interpretare questi “passi avanti” che sta mettendo in atto la Chiesa? «Non più bravo. Francesco è bravo ad interpretare i tempi come lo sono stati i suoi predecessori. Benedetto XVI ci ha fatto capire la fede, la speranza e la carità; Giovanni Paolo II ci ha fatto intendere l'universalità della Chiesa; Paolo VI e Giovanni XXIII, con il Concilio Vaticano II, hanno dato un forte imprinting. Ogni Pontefice ha il suo momento da vivere con gli occhi di Dio. Francesco, in questo momento, da Uomo Santo e di Chiesa, come pastore universale, legge alcune situazioni che per i  suoi predecessori non erano prioritarie (dato il momento storico, lo ribadisco)». A cosa fa riferimento? «Alla riforma della Curia, ovviamente. Ma anche l'attenzione agli ultimi, ai deboli, a chi soffre. Papa Francesco vive nella stessa dimensione economica (di crisi!) all'interno della quale viviamo tutti noi. La sua capacità è quella di indicare un cammino ben preciso sulla scia di quello indicato da Gesù Cristo. Quando Gesù venne sulla terra  parlò “per tutti i tempi”: si pensi a quella donna che gli diede da bere e che di mariti ne ebbe sette... ».  
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