Sinodo, Grana (FattoQ): "Abile mossa di Muller & Co, ma decide Francesco che ha già chiamato Ratzinger..."

17 settembre 2014 ore 12:39, Andrea De Angelis
Scoppia la polemica alla vigilia del Sinodo straordinario sulla famiglia. Il tema, ancora una volta, è quello della comunione ai divorziati. I cardinali, insomma, non sono uniti e se c'è chi sottolinea come il Sinodo sia proprio il momento in cui confrontarsi nel dialogo, altri evidenziano la lacerante spaccatura che preoccupa papa Francesco. IntelligoNews ne ha parlato con Francesco Grana, vaticanista de Il Fatto Quotidiano...    

Sinodo, Grana (FattoQ): 'Abile mossa di Muller & Co, ma decide Francesco che ha già chiamato Ratzinger...'

Si accendono gli animi alla vigilia del Sinodo straordinario sulla famiglia: siamo alla spaccatura totale o alle prove ufficiali del dialogo?

«Credo che questi cinque cardinali abbiano fatto un'operazione intelligente dal punto di vista comunicativo, anche se Muller e Caffarra avevano già espresso le proprie opinioni, dunque le loro posizioni sono note da tempo. Questo libro arriva come un manifesto della posizione avversa a quella esposta da Kasper lo scorso febbraio che, inutile nasconderlo, è certamente il teologo di riferimento di papa Francesco per un dialogo tra i vescovi».

E quando si parla di famiglia c'è il tema dei divorziati...

«Certamente e il testo dei cinque cardinali detta una linea totalmente opposta a quella espressa da Kasper...».

Si legge infatti che la soluzione misericordiosa dagli autori antichi era vista come un esempio negativo, da condannare. Dunque quello che dice Kasper non è una novità, semmai una ben nota non verità: la chiusura è totale?

«La chiusura è totale, ma sia ben chiaro, però, che nessuna posizione può chiudere il dialogo poiché il Sinodo è il momento del dialogo e soprattutto perché il Papa è l'unico ad avere un potere decisionale. Il Sinodo, sia quello straordinario di quest'anno che quello generale dell'anno prossimo, è esclusivamente consultivo e non ha nessun potere deliberativo, così come voluto da Paolo VI».

Quanto è corretto dire che con Benedetto XVI, pensando soprattutto alla figura di Muller, scelto da Ratzinger come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, non si sarebbe arrivati a questo bivio?

«Muller è il pupillo di Ratzinger avendolo scelto come curatore della sua opera omnia e, ricordiamolo, a lui Benedetto XVI cedette la casa dove visse dal giorno dell'arrivo a Roma fino all'elezione a successore di Pietro. Certamente tra i due vi è un'amicizia molto forte, la stessa presenza di Benedetto XVI al Concistoro di febbraio era legata anche al fatto che quel giorno papa Francesco fece Muller cardinale».

Oggi qual è il ruolo di Muller?

«Muller è la voce più autorevole in ambito dottrinale, ma non è il portavoce di Benedetto XVI che si è ritirato in preghiera sul monte e non si esprime più pubblicamente. Non ha senso mettere in contrapposizione Bergoglio e Ratzinger: il Papa è uno ed è Francesco».

Pensare a papa Francesco che chiede consigli a Ratzinger è una forzatura?

«Credo che il consiglio lo abbia già chiesto nei tanti, quotidiani colloqui che hanno, avendo Ratzinger un'esperienza sinodale unica dal 1982 ad oggi. Si guarda a questo Sinodo del 2014 e poi a quello del 2015 come uno scontro, un'arena, ma in realtà ci sono stati Sinodi ben più infuocati di questo come quello del 1999 quando, alla vigilia del Giubileo, il cardinale Martini si alzò in assemblea e chiese un Consiglio ecumenico Vaticano III, creando sconcerto in tutti, compreso San Giovanni Paolo II.  Credo che questi sono i fuochi della vigilia, ma all'apertura dei lavori sarà tutto più sereno e arriveremo alla chiusura del 19 ottobre con la beatificazione di Paolo VI in un clima di totale dialogo a serenità anche nel collegio cardinalizio».

Forse questo Sinodo riguarda da vicino tanti fedeli che attendono da sempre risposte importanti della Chiesa? Per questo l'attenzione è maggiore rispetto ad altri?

«Ci sono divorziati risposati che non hanno nessun interesse alla riammissione ai Sacramenti, mentre altri soffrono per quello che considerano un esilio, definito da Kasper un buco nero, espressione che rende bene l'idea. Il Sinodo è sulla famiglia e papa Francesco domenica scorsa ha unito in matrimonio venti coppie di fidanzati, tra i quali conviventi, una ragazza madre, coppie con figli. La dottrina del Papa si fa con i gesti concreti, di certo Francesco è per l'indissolubilità del matrimonio, non è un divorzista, ma è attento alla sofferenza dei fedeli che, come dice Kasper, non si possono lasciare in un buco nero.  L'esempio classico è che un omicida, dopo la Confessione, è ammesso alla Comunione, mentre un divorziato risposato no...».

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