Non è razzismo, ma Calderoli ha diffamato Kyenge: dal Senato ok a procedere

17 settembre 2015, Marta Moriconi
Non è razzismo, ma Calderoli ha diffamato Kyenge: dal Senato ok a procedere
Prima il no di febbraio perché per la giunta del Senato, il leghista scherzava, e soprattutto il suo pensiero era "insidacabile". 

Da qui la delusione di Kyenge che fu evidente.

Ora però l'Aula ha accettato la richiesta a procedere contro il senatore della Lega. Nessuna istigazione all’odio razziale però. Per il vicepresidente del Senato ci sono stati 116 no, ma 126 sono stati i sì, e 10 gli astenuti. 

Maledetto per Calderoli fu quel comizio a Treviglio del 13 luglio 2013 quando paragonò la Kyenge a un "orango" destando un vespaio di polemiche e critiche.

Ci aveva provato il capogruppo del Pd Luigi Zanda a rinviare nuovamente il voto, ma nulla. Zanda e il Pd comunque ritengono che ci sia "la necessità di un ulteriore approfondimento. Queste ultime settimane sono state molto dense di attività, il tempo a disposizione è stato veramente poco e la delicatezza della questione impone viceversa che ciascun senatore possa essere debitamente informato, possa valutare e possa riflettere". 

Ma per Crimi le parole di Zanda sanno di "ricatto, in considerazione della situazione in cui ci troviamo in questo momento, in pieno clima di riforme costituzionali, in cui un Presidente del Consiglio quasi esautora il Presidente del Senato dal suo ruolo, annunciando anticipatamente le decisioni che avrebbe dovuto prendere il Presidente del Senato, quasi a voler anticipare quell’abolizione del Senato che auspica".

Chissà come andrà a finire. E pensare che Roberto Calderoli non era più vittima di una macumba. Con un rito il padre di Celile Kyenge, Kikoko, aveva tolto la maledizione che incombeva sull'ormai terrorizzato leghista reo di aver offeso l'allora ministra.
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