Gender, Mancuso (Equality): “Da gay cattolico: bene Giannini, ma tre libretti dell’Unar dannosi"

17 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Gender, Mancuso (Equality): “Da gay cattolico: bene Giannini, ma tre libretti dell’Unar dannosi'
Condivide lo strumento, attacca l’integralismo “di certi cattolici” ma non si nasconde dietro un dito quando afferma che “i tre libretti dell’Unar sono dannosi”. Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, analizza le polemiche sollevate dal ministro Giannini nella conversazione con Intelligonews

Il ministro Giannni annuncia querele per chi ha un’opinione diversa dalla sua? Lei come commenta?

«La Giannini fa bene. Anzitutto la riforma della scuola introduce, finalmente, il fatto che la scuola debba occuparsi del rispetto delle donne, degli omosessuali, dei disabili, cioè una lotta culturale contro ogni tipo di violenza e discriminazione, così’ come avviene in tutt’Europa. Questa battaglia sulla teoria del gender è una mistificazione sollevata da una parte del cattolicesimo italiano che vuole colpire la legge Cirinnà ma anche le conquiste degli ultimi decenni»

Querelare chi ha opinioni diverse non le sembra poco democratico?

«E’ democraticissimo, nel senso che la scuola italiana basa il suo fondamento sui dettami della Costituzione che, esplicitamente, dice che lo Stato italiano combatte ogni forma di discriminazione e diseguaglianza. Chi non è d’accordo con questi valori è contro la Costituzione; molto semplice. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni contrarie, ma lo Stato che sostiene anche economicamente la scuola, ha il dovere far rispettare e tutelare la Costituzione».

Non c’è il rischio che un’azione così forte possa fomentare le polemiche anziché evitarle?

«La Giannini parla di querele e denunce perché è in atto una campagna aggressiva contro la scuola; ci sono iniziative all’interno della scuola che vanno contro la deontologia degli insegnanti e contro il buon senso. E’ dell’altro giorno la notizia che nella Diocesi di Trento durante le ore di religione in alcune scuole si leggono libri in cui si dice che i gay devono curarsi perché sono malati. Queste, sono affermazioni – esattamente come la cosiddetta teoria del creazionismo – che girano in un certo mondo cattolico e sono contrarie a tutte le determinazioni delle leggi italiane ed europee. Quindi, salvaguardare l’integrità valoriale della scuola e la Costituzione, è un preciso dovere del ministro»

Il suo è anche un ragionamento da cattolico?

«Certamente. Lo dico anche da cattolico: lo spazio pubblico e la laicità sono lo strumento di tutela. Il minimo comune denominatore è la Costituzione, tra l’altro, scritta ed elaborata anche dai cattolici. E non è un caso che la stragrande maggioranza dei cattolici non vogliono nemmeno sentire parlare di queste campagne vandeane. Il popolo di Dio non li vede nemmeno questi estremisti e non li capisce. Che una donna oggi sia pari come dignità e opportunità è una cosa normale in Italia ma è il frutto di battaglie civili cui hanno partecipato anche i cattolici. Se qualcuno pensa di riportare indietro le lancette della storia fa male alla Chiesa e fa allontanare molti cattolici dalla fede, perché il Concilio Vaticano II ha deciso una rottura con la storia rispetto all’atteggiamento precedente su tutte queste vicende. Papa Francesco finalmente dice cose che hanno un senso; è chiaro che tutta la battaglia oltranzista di certi cattolici è collegata alla battaglia dentro la gerarchia cattolica finalizzata a contrastare le pur timide aperture di Bergoglio. Tra poco si apre il Sinodo e ci sarà la battaglia finale»

Lei ha citato la notizia di Trento; la ritiene speculare a quelle di libretti con la teoria gender letti in alcune scuole?

«Tutti i libretti, le pubblicazioni che non sono concordati con il ministero e soprattutto con il lavoro che fanno gli insegnanti, i provveditorati, secondo me al di là dei contenuti sono dannosi».

Perché?

«Per una ragione semplice: questi temi non devono essere trattati in modo occasionale e la scuola ha gli strumenti per affrontare questioni del genere nei percorsi curriculari. Vorrei che tutti facessero un passo indietro perché finalmente la scuola può dare – attraverso la formazione dei docenti e il coinvolgimento di genitori e studenti – la possibilità di trattare questi temi con una sufficiente normalità, dal momento che è normale nella società. Chiaro che ci possono essere giornate contro l’omofobia, la violenza sulle donne, ma tutto deve essere coerente con un progetto culturale di cui la responsabilità è in capo al ministero: che siano scuole statali o parificate, il ministero deve tracciare le linee guida su cosa avviene dentro la scuola. Tutti gli interventi esterni ed estemporanei che non fanno parte del progetto ministeriale, complicano le decisioni e confondono i piani. Lo dico chiaramente: i tre libretti dell’Unar da cui due anni fa è partita tutta la polemica sul gender, è stata gestita malissimo. Dal punto di vista qualitativo li trovo molto deboli ma il punto è che nessuna delle associazioni ha mai avuto modo di leggerli prima per dare un parere. Questo arrembaggio sui ragazzi e sui bambini non lo voglio vedere: lasciate stare i ragazzi e cercato di formarli come cittadini europei e del mondo»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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