Ddl Boschi tra le proteste, Zoggia (Pd): “Mi auguro che Direzione di lunedì non sia una conta"

17 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Ddl Boschi tra le proteste, Zoggia (Pd): “Mi auguro che Direzione di lunedì non sia una conta'
“C’è ancora spazio per l’intesa”. E’ moderatamente ottimista il moderato Davide Zoggia, parlamentare bersaniano ed esponente della componente dem Area Riformista che nella conversazione con Intelligonews legge in filigrana le prossime mosse tra Palazzo Madama e il Nazareno. 

Renzi ostenta sicurezza e accelera sul Senato. Mediazione finita con la minoranza sì o no? Si va allo scontro frontale?

«Credo che il quadro emerso sia frutto del lavoro che si è provato a fare in queste settimane e che oggettivamente non ha prodotto effetti positivi. Dal mio punto di vista, la gestione avrebbe dovuto e potuto essere più tranquilla considerato la delicatezza del tema; al tempo stesso è importante avere la certezza sui tempi di approvazione della riforma costituzionale. Non è un caso che, seppure tra i maldipancia, tutto il Pd ha votato il calendario che è stato stilato. Tutta la vicenda si poteva forse gestire meglio ma ritengo che anche il tema della certezza dei tempi di approvazione abbia il proprio peso»

Ha perso la minoranza dem oppure si prepara alla vittoria, considerando che molto probabilmente si voterà a scrutinio segreto?

«Se la mettiamo sul chi vince e chi perde, indipendentemente da chi sono, ho l’impressione che corriamo il rischio di non far percepire agli italiani quanto sia importante questa riforma»

In politica anche la forma è sostanza.

«Sì, da questo punto di vista penso che alcune questioni come quella del documento dei 25 senatori della minoranza siano importanti, così come è altrettanto importante arrivare a chiudere la riforma costituzionale. Penso che occorra lavorare fino all’ultimo secondo utile per trovare una sintesi, necessaria anche per dare il segno che la riforma costituzionale non è la riforma di una parte del Pd pure se maggioritaria, ma di tutto il Pd. Poi, se ci sono altri senatori di altre forze politiche che decideranno di convergere io sono contento perché più largo è il consenso su una riforma costituzionale, meglio è. Mi auguro che anche la minoranza dem trovi le motivazioni per votarla: ovviamente non basta la disponibilità della minoranza interna ma anche di Renzi e di chi governa il partito. Mi auguro anche che la Direzione del partito di lunedì non sia una conta ma che oltre alle riforme costituzionali, si parli anche del paesaggio che abbiamo di fronte».

E qual è il paesaggio?

«Il paesaggio è che per la prima volta possiamo fare una legge di stabilità che restituisce qualcosa di importante all’Italia. Bisogna parlare di esodati, pensioni, reddito minimo, oltre alle riforme costituzionale che sì, sono importanti, ma non sono tutto. Pensare che sulla riforma del Senato vi possa essere la crisi di governo è uno scenario che rimanda a una responsabilità troppo grande. Il paesaggio domina sulle singoli posizioni peraltro rispettabilissime»

Ma Renzi può cadere o no se resta il muro contro muro, visto anche i numeri ballerini al Senato?

«Io spero e credo di no perché se da un lato la minoranza che ha dei numeri pensa di essere determinante e dall’altro Renzi pensa altrettantom magari pescando numeri nel centrodestra, è evidente che c’è un problema di fondo, ovvero che la politica non ha saputo risolvere un problema che secondo me è risolvibile».

Ha la ricetta?

«La riforma del Senato con impianto federale è stata voluta da tutto il Pd; quanto all’eleggibilità dei senatori penso ci sia lo spazio per ragionare e trovare meccanismi che consentano di bypassare l’accanimento sull’articolo 2 che, alla fine, è diventato quasi una questione di Stato dove o si vince o si perde. Se la si mette su questo piano, la situazione può diventare pericolosa. Abbiamo tempi stretti ma ci sono ancora alcuni giorni e in mezzo c’è una Direzione politica in cui anche le parole si preannunciano importanti».

In che senso?

«Un conto è dire ci sono 25 gufi, ben altro è dire: ci sono 25 senatori che hanno proposto… io chiedo. Il punto è lavorare all’unità del Pd, perché poi diventa complicato andare a spiegare agli elettori che la riforma è stata votata solo da un pezzo del partito e della maggioranza. Io vado alla Direzione con uno spirito costruttivo ed auspico che la relazione del segretario contenga anche messaggi di prospettiva, di paesaggio, di cosa deve fare il Pd nelle prossime settimane, in particolare sui temi economici»

Quando “pesa” il ruolo di Grasso nella partita del Senato?

«Il presidente Grasso finora ha tenuto una posizione estremamente corretta, nel senso che ha detto a più riprese che sperava vi fosse l’intesa politica. Nessuno, né minoranza né maggioranza, possono confidare su Grasso perché lui deve fare il proprio mestiere e lo farà nel miglior modo possibile. Se qualcuno lo facesse, significherebbe che la politica ha fallito. E lo dico dalla mia posizione di minoranza interna nel Pd. Io come altri, non abbiamo avuto paura quando si discuteva di lavoro, scuola e di riforma costituzionale ma tutti abbiamo a cuore l’unità del partito; non è che ci siamo mai posti il tema delle elezioni perché se arriviamo lì, abbiamo già fallito. E questo il Pd non lo deve fare. Chiaro che sulla riforma del Senato la responsabilità più grande ce l’hanno Renzi e la maggioranza e tuttavia mi aspetto che in Direzione, da parte del premier ci sia la rotta da seguire nei prossimi mesi per dare un senso, tanto per dirla alla Bersani»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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