Eurotassa: cos'è e perché “sarebbe” necessaria

18 agosto 2015, Luca Lippi
Eurotassa: cos'è e perché “sarebbe” necessaria
Cos’è l’eurotassa lo abbiamo già scritto qui, è un tesoretto da amministrare per correre ai ripari nelle emergenze eventuali di un Paese membro. È però altrettanto interessante capire il perché l’UE ha di colpo ritenuto necessaria questa tassa, e non è difficile individuarne i motivi.

Andiamo con ordine per rendere il più possibile chiara la teoria che l’eurotassa, nei fatti, è la questione “di vita o di morte” dell’Europa, o meglio della Bce.

La Bce sta “intossicandosi” di titoli di stato acquistati sul mercato secondario attraverso il Quantitative Easing, in sostanza, pur lasciando la maggior parte del rischio in carico ai singoli paesi membri, il rischio che sta incamerando la Bce per come è strutturata è realisticamente ancora “troppo alto”.

Il QE non sarebbe un’operazione rischiosa in senso assoluto, e nei fatti non lo è. Tuttavia sarebbe una operazione rientrante in una strategia convenzionale se sostenuta da una banca che rappresenta uno stato. 

Spieghiamo meglio: la Fed o la Bank of Japan rappresentano rispettivamente gli Stati Uniti d’America e il Giappone, cioè due nazioni. Ciascuna di queste due nazioni sono unite sotto una costituzione, un ordinamento legislativo e una fiscalità omogenea, e la loro banca centrale ne rappresenta il profilo finanziario.

La Bce purtroppo non gode della stessa copertura istituzionale, nel senso che è una banca a tutti gli effetti ma non ha dietro di se né uno stato unito, né un’area geografica unita politicamente; piuttosto rappresenta l’Europa germanizzata e deve governare un coacervo di paesi membri il più delle volte agganciati con funi di emergenza e in balia del rollio dell’Europa che conta.

Sulla base di questi presupposti, quello che per la banca centrale di un paese “normale” sarebbe la norma, per la Bce il QE rappresenta un rischio immenso che si ingigantisce di mese in mese sempre di più; un’esposizione talmente enorme da essersi trasformata in una bomba ad orologeria col timer in scadenza fra 12 o 18 mesi massimo.

La Grecia deve aver svegliato di soprassalto i burocrati della Troika i quali hanno chiamato la personalità più accreditata a risolvere la questione in fretta (Mario Monti). Legato a Mario Draghi e ai circuiti delle finanziarie e delle cancellerie che contano, Mario Monti deve elaborare rapidamente una tassa che in sostanza serva a bilanciare la tenuta della Bce. 

È piuttosto ovvio che questa è una manovra urgente e assai delicata, urgente perché le “acque inesplorate” sono divenute improvvisamente note, e delicata perché per giustificarla ai vari stati membri o sarà usata la leva della “proposta che non si può rifiutare” oppure dire la verità, e cioè che lo stato di salute dell’UE è piuttosto grave e troppo debole ad una eventuale speculazione finanziaria. Ovviamente la verità potrebbe dare la stura ai numerosi e crescenti movimenti indipendentisti disseminati in Europa, e allora sarebbero guai seri per tutti indistintamente.

Questo giustifica la preoccupazione e anche il silenzio sull’eurotassa. Oltretutto i media cercheranno di “ammorbidire” in ogni modo l’informazione al riguardo, si capisce già il tenore della strategia dalle dichiarazioni ufficiali sull’argomento.
E’ tanto e da tanti che il “sistema Europa” è dichiarato fallimentare per come è stato costruito, il tappo è ormai pronto a saltare da un momento all’altro, basterebbe fare entrare i mercati in agitazione. Cercheranno di nascondere il filo sottile che lega il destino dell’euro e dell’Europa alla prossima eurotassa.

Ovviamente l’eurotassa non aiuterà affatto l’economia interna dei Paesi membri meno virtuosi, e offrirà una giustificazione ai governi per la loro incapacità di manovrare.  

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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