Ttip: un favore a industria e finanzia sovranazionali cedendo diritti e democrazia

18 agosto 2015, Luca Lippi
Ttip: un favore a industria e finanzia sovranazionali cedendo diritti e democrazia
Transatlantic Trade and Investment Partnership, questo significa l’acronimo Ttip, può volere dire tutto o anche niente, tuttavia la procedura seguita per raggiungere questo accordo ha fatto “drizzare le antenne”, e proviamo a indagare meglio per capirne l’utilità e le reali conseguenze.

In sintesi è utile dire che se chiedessimo ai parlamentari, non solo quelli italiani, di cosa si tratta, le risposte sarebbero vaghe nella maggior parte dei casi, scorrette nella media e propagandistiche nella restante parte.

È un trattato deciso dopo diversi mesi (forse anni) di lunghe trattative condotte nel segreto e senza interpellare i parlamenti (forse neanche quello europeo) per favorire (?) il libero mercato.

In sostanza è l’abbattimento delle barriere commerciali (se fino ad ora ci sono state un motivo valido sarà pure esistito) allo scopo di rilanciare la crescita economica per uscire dalla crisi (di chi non è dato sapere).

I campi di intervento del trattato sono: tariffe doganali, sburocratizzazione, regolamentazione delle controversie con le Corporations con arbitrati avulsi dalle legislazioni nazionali, servizi finanziari, agroalimentare, sanità. Tutto all’insegna del business!

La stima “in soldoni” sarebbe di un beneficio per l’Europa di 119 miliardi di euro l’anno e di 65 miliardi di euro per gli Stati Uniti. Il beneficio per famiglia, al cambio, si traduce in 545 euro per quelle europee e 655 euro per quelle a stelle e strisce.

Già a guardare in superficie, sintetizzando che l’Italia (quindi in Europa) è la culla del Diritto, quindi si osserva con attenzione la maggior tutela della vita di tutti i cittadini, già entrare in competizione diretta con gli Stati Uniti prelude allo svilimento della tutela dell’interesse pubblico. Molti servizi pubblici andrebbero verso l’inesorabile privatizzazione o svendite selvagge a vantaggio di poche lobbies.

Si abbasseranno gli standard qualitativi riguardo la sicurezza dei cibi, dell’ambiente, dei luoghi di lavoro, insorgerà l’utilizzo di sostanze chimiche e non del tutto prive di conseguenze negative. La tutela del consumatore perderà terreno in favore delle imprese, la concorrenza sfrenata procurerà l’abbassamento dei prezzi e la caduta inesorabile degli standard qualitativi.

Tra le norme in discussione c’è anche la Investor-state dispute settlement (ISDS), uno strumento di diritto pubblico internazionale già utilizzato che in qualche modo si sostituisce alle legislazioni nazionali instaurando tribunali privati. Questo tipo di giurisdizione aprirebbe il campo a conflitti di interessi e a richieste milionarie delle Corporations ai danni degli Stati nazionali in caso di controversie.

Non finisce qui; il Ttip è un accordo bilaterale tra due nazioni federali (Usa e Europa) che però coprono il 50% del prodotto interno lordo dell’intero pianeta, sfugge a tutti ma questo è la “Nato” del commercio!

La liberalizzazione commerciale tra Europa e Usa, per esempio in campo sanitario, significa che qualunque operatore statunitense potrebbe venire in Italia ad aprire cliniche e ospedali. Un disastro per gli ospedali pubblici e i piccoli operatori oltre Pmi operanti nel settore; dall’America arriveranno colossi incontrastabili, sarebbe un disastro competere per i bandi pubblici.

Riguardo il comparto alimentare, la necessità di una “convergenza sulle regolamentazioni” tra Stati Uniti ed Europa porterà inesorabilmente l’Europa ad omologare gli standard sulla qualità dei cibi e dell’ambiente ai livelli americani. Ed il problema è che il quadro normativo statunitense è molto meno rigoroso. Il 70% del cibo confezionato in vendita negli Stati Uniti contiene ingredienti geneticamente modificati (Ogm), al contrario dell’Europa, dove la loro circolazione commerciale è di fatto vietata.

Con Il Ttip si potrebbero liberamente importare e vendere prodotti che hanno potuto beneficiare di pesticidi vietati in Europa oppure vendere cibo con Ogm, cosa che non potrebbero fare i diretti concorrenti europei.

Altro disastro prevedibile ma poco considerato, è il danno per la gestione dei prodotti finanziari. L’uniformarsi delle regole finanziarie tra Usa ed Europa causerebbe l’impoverimento dei controlli e delle tutele degli acquirenti. Calcolando che gli Usa negli ultimi dieci anni sono stati il trampolino di lancio per le crisi finanziarie più devastanti della storia del pianeta, forse sarebbe il caso di rivedere qualcosa.

Aspettiamo la reazione delle varie associazioni professionali sperando che per tutelare il loro interesse privato possano in qualche modo, indirettamente, tutelare l’interesse dei consumatori. Al momento dobbiamo affidarci a una buona stella che non troveremo nella bandiera statunitense e neanche in quella europea.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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