Contro la Cei, Salvini si ricorda di Cavour. Ma Forza Italia non lo segue

18 agosto 2015, Americo Mascarucci
Contro la Cei, Salvini si ricorda di Cavour. Ma Forza Italia non lo segue
Alla fine a Matteo Salvini non è rimasto che richiamare la memoria del grande statista Camillo Benso conte di Cavour e fare proprio il motto risorgimentale “Libera chiesa in libero stato”. Un motto che per anni è stato il vessillo dei liberali italiani (ricordate le battaglie di Malagodi per l’approvazione della legge sul divorzio ostacolata dalla Chiesa?) ma che non appartiene certo alla storia e alla cultura del leghismo duro e puro. 

L’occasione l’ha offerta la polemica con i vescovi e soprattutto con il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana Nunzio Galantino, da giorni sul piede di guerra contro i sindaci che non vogliono accogliere i profughi sui loro territori e contro i partiti che hanno fatto della lotta all’immigrazione il proprio cavallo di battaglia. 

È la prima volta tuttavia che si assiste ad una così forte esposizione di un segretario della Cei. In altri tempi erano i presidenti ad esporsi in prima persona e a dettare la linea dei vescovi italiani sui vari argomenti di interesse nazionale. Segno evidente anche questo del forte legame di fiducia che monsignor Galantino ha con Papa Francesco, che lo porta praticamente a bypassare il presidente della Cei Angelo Bagnasco fino a parlare in suo vece senza che questo intervenga a rimettere i rispettivi ruoli sul giusto binario. 

Lo scontro maggiore Galantino lo ha avuto nella settimana di ferragosto con il leader del Carroccio, che ha accusato la Cei di difendere gli immigrati a scapito degli italiani più per interesse economico che per autentica solidarietà. Galantino ha così ricordato i tanti vescovi che i profughi li accolgono direttamente nelle loro diocesi, ospitandoli e sfamandoli a proprie spese come era solito fare ad esempio il vescovo di Molfetta don Tonino Bello in odore di beatificazione, che aveva praticamente trasformato gli uffici diocesani in una casa d’accoglienza per poveri, senza tetto, emarginati ecc. 

Naturalmente la polemica ha investito anche il mondo politico mettendo in crisi il già difficile rapporto di coabitazione fra la Lega Nord e Forza Italia dove non tutti sono concordi a sposare fino in fondo i toni di Salvini. Sta di fatto che lo scontro è salito di intensità fino a far maturare nel leader leghista sentimenti risorgimentali e cavouriani (lui che addirittura in gioventù frequentava il Leoncavallo), invitando i vescovi a non immischiarsi sulla gestione dell’immigrazione da parte dei sindaci. 

Sono lontani i tempi in cui la Lega trovava sponda nella Cei grazie a vescovi come Giacomo Biffi e Alessandro Maggiolini, i quali pur non essendo razzisti, evidenziavano come il principio di solidarietà verso gli immigrati non dovesse far dimenticare l’esigenza di preservare la tradizione cristiana dei popoli europei. Un’esigenza che rischiava di essere compromessa da un’accoglienza indiscriminata e senza regole fondata esclusivamente sul principio delle “porte aperte a tutti” indipendentemente dai luoghi di provenienza, dalla cultura di origine e soprattutto dalla fede religiosa. 

Posizioni che oggi sembrano del tutto estranee all’attuale vertice Cei deciso a non fare sconti a chi si oppone al principio bergogliano della solidarietà avanti a tutto. Anche il vescovo di Verona Giuseppe Zenti, considerato vicino al Carroccio nonostante alcune passate polemiche con il Governo Berlusconi, pare ridotto al silenzio dopo che contro di lui si erano levate le critiche di numerosi organi di stampa per un suo presunto appoggio alla candidatura di Zaia alle ultime elezioni regionali. Pare che Galantino sia stato scelto dal Papa come segretario della Cei proprio perché non ha mai avuto “peli sulla lingua” e ha sempre parlato chiaro a tutti senza timori reverenziali. 

Un atteggiamento che si sta evidenziando anche in queste ore obbligando un irriducibile Salvini a tentare un difficile isolamento del monsignore. Della serie; la Lega non ce l’ha con tutta la Chiesa e rispetta il 90% dei vescovi italiani, ce l’ha soltanto con quel 10% di sinistra. Peccato però che quel 10% è quello che in questo momento ha maggiore voce in capitolo all’interno della Cei e così il leader del Carroccio corre il serio rischio di ritrovarsi a sua volta isolato in ambito politico anche da parte degli stessi alleati forzisti, bravi a correre dietro al Carroccio per cavalcare il malumore delle piazze e non concedere troppo terreno a Salvini, ma stando ben attenti a non lasciarsi troppo ingabbiare nelle posizioni lepeniste, restando nel recinto del Partito Popolare Europeo. 

Estremisti sì, ma con moderazione sembra essere al momento la strategia berlusconiana, con l’intento di frenare l’emorragia di voti azzurri in libera uscita verso il Carroccio ma senza appiattirsi troppo sui toni urlati, per non regalare nel contempo consensi moderati ad Alfano. Un’ultima annotazione; i tanti politici e giornalisti che in questi giorni hanno difeso giustamente il diritto dei vescovi ad intervenire sul problema dell’immigrazione, non erano gli stessi che volevano tappare la bocca al cardinale Ruini quando richiamava i politici alla difesa dei temi etici? 
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