Chiesa e politicamente corretto: se anche gli Alpini ora sono troppo "razzisti"

18 agosto 2015, Marco Guerra
Chiesa e politicamente corretto: se anche gli Alpini ora sono troppo 'razzisti'
Che anche la Chiesa sia ormai in preda alle contorsioni ideologiche del politicamente corretto è cosa nota da tempo. Ma nemmeno il più apolide, cosmopolita e pacifista dei radical-chic avrebbe mai pensato di censure la Preghiera dell'Alpino nel passaggio in cui chiede al Dio Onnipotente di rendere forte “le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana". 

Versi che vanno contestualizzati perché scritti 80 anni fa e che affondano le radici nei canti del primo conflitto mondiale, quando gli italiani combattevano e morivano sulle Alpi Orientali; per la prima volta tutti bagnati dallo stesso sangue e dallo stesso fango: lombardi, toscani, campani e calabresi nella stesse trincee maleodoranti. 

Tuttavia, a un secolo di distanza, queste parole sono state ritenute inopportune dal parroco della chiesetta di Passo San Boldo (Treviso) che, il 15 agosto, in occasione della celebrazione della messa dell’Assunta, ha proposto ad al gruppo di alpini qualche correzione del testo. 

Il sacerdote ha quindi spiegato ai rappresentanti dell'Associazione nazionale alpini che in tempi in cui folle di disperati premono ai confini, mentre altrove c'è chi esalta il ritorno alla Guerra Santa ed esorta alla resa dei conti con i Crociati, forse non è il caso di recitare quei versi. 

Come era prevedibile, le penne nere si sono rifiutate di leggere il brano modificato, dopo la censura apportata dal sacerdote, ed uscite dalla chiesa hanno recitato la preghiera originale. Sulla vicenda è intervenuta quindi la diocesi di Vittorio Veneto, vietando la preghiera nelle funzioni liturgiche. 

 Lo sconcerto per la vicenda è nelle parole del presidente della sezione locale dell’Associazione Nazionale Alpini (Ana), Angelo Biz: "Sappiamo che a far torcere il naso ad alcuni ecclesiastici è la frase della preghiera in cui si chiede di rendere forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra civiltà cristiana. Una frase che viene subito dopo quella in cui si definiscono gli alpini 'armati di fede e di amore'. Queste sono le armi degli alpini e solo la malafede o un certo pacifismo ideologico possono pensare che gli alpini coltivino sentimenti di aggressione o di intolleranza. Gli alpini non hanno armi e la cultura che li ispira è quella di una fratellanza che non ha confini. È amaro constatare che proprio all'interno della comunità cristiana possano crescere muri, che finiscono per incidere nella serenità di rapporti, usando pretestuosamente il Vangelo della pace come una clava per rompere armonie consolidate". 

E l’intervento della diocesi contro le penne nere ha alimentato lo scontro in corso tra la Chiesa italiana il leader della Lega, Matteo Salvini, il quale si è detto “sempre più sconcertato da certi vescovi”. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, si è chiesto invece se “la Chiesa non ha altri problemi più gravi a cui pensare”. 

Ma a parlare più di tutti in favore degli alpini sono le centinaia di iniziative di solidarietà portate vanti attraverso il gruppo di protezione civile in Italia e all’estero, anche nei paesi del terzo mondo. I gruppi cinofili da soccorso dell’Ana sono infatti i primi a intervenire nelle catastrofi di qualsiasi tipo senza interrogarsi sulla fede e l’etnia delle vittime di terremoti, frane e alluvioni a cui prestano aiuto.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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