In giro per l’Italicum è caos: da Renzi alla Puglia passando per Verdini

18 aprile 2015, Lucia Bigozzi
In giro per l’Italicum è caos: da Renzi alla Puglia passando per Verdini
Il giro dell’Italicum segna una settimana che culmina col venerdì 17 aprile. Dalla rottura tra renziani e minoranze dem sancita dalle dimissioni del capogruppo a Montecitorio Roberto Speranza, al caos Puglia nel centrodestra e dentro Forza Italia, agli strappi azzurri sulle candidature per le regionali, vedi il caso Marche e quello della Toscana di Verdini che gli spifferi di Intelligonews danno sempre più in rotta di collisione col leader. 

L’ITALICUM PD. La riunione del gruppo parlamentare di Montecitorio si chiude con uno psicodramma collettivo: non c’è più speranza di ricomporre le posizioni e non c’è più nemmeno il capogruppo Speranza (Roberto) che rassegna le dimissioni certificando quello che poi si palesa dei voti: il sì al testo lo dicono solo 190 deputati su 310 (le minoranze non partecipano al voto). La fotografia che ne consegue è che un terzo del partito va contro la linea del segretario. Che sventola lo spauracchio del voto anticipato se l’Italicum dovesse cadere alla Camera. Non a caso i renziani agitano il vessillo del voto di fiducia che per il momento ottiene l’effetto opposto della moral suasion: muro contro muro come conferma Pierluigi Bersani “padre nobile” delle minoranze tuttavia divise al loro interno. 

A Intelligonews Stefano Fassina avverte: “Renzi bluffa, le regole del gioco vanno condivise”. Gli fa eco la senatrice dem Laura Puppato per la quale “ormai si andrà alla conta in Aula”. Chiara Geloni, giornalista vicina ai bersaniani rimarca che ora il premier “ha un terzo del partito contro”. Sulla scaletta dell’aereo che lo porta da Obama a Washington, Renzi prova a sparigliare di nuovo paventando l’idea del Senato di nuovo elettivo in cambio dell’Italicum così com’è. Coglie la palla al balzo la dissidente Rosy Bindi convinta che ora ci sono le condizioni per un partito a sinistra del partito della nazione. Intanto i capigruppo di Fi, Lega e Sel (Brunetta, Fedriga e Scotto) scrivono a Mattarella per chiedere di vigilare sull’iter dell’Italicum ed evitare il ricorso al voto di fiducia. Lettere dal Parlamento. Intanto la battaglia si sposta in Commissione, dove i dissidenti dem sono in maggioranza e potrebbero #cambiareverso all’Italicum.

S-FORZA ITALICUM. Da Bari a Roma passando per le Marche e su fino alla Toscana. In Forza Italia il tutti contro tutti nazionale ha propaggini e schemi territoriali ben riassunti nello ‘psicodramma’ (esattamente speculare al Pd tra renziani e dissidenti) che si sta consumando in Puglia. Il paradosso è che nella regione in cui Vendola lascia il passo e la corsa per la Regione a Michele Emiliano (Pd), il centrodestra va alle urne con due candidati e due Forza Italia, quella di Fitto e quella di Berlusconi. Schittulli contro Poli Bortone che è di FdI ma viene candidata da Berlusconi in persona per Fi e alla quale il leader del partito dell’ex sindaco di Lecce, Giorgia Meloni, chiede di rifiutare la candidatura dell’ex premier. 

Caos totale. Risultato: la Poli Bortone accetta l’invito del Cav. e FdI sostiene il candidato anti-Poli Bortone, Francesco Schittulli che corre sotto le insegne fittiane e alfaniane (Ncd). Con in più il fatto che, almeno in Puglia, FdI inaugura un nuovo schema: non più con la Lega che sta con Berlusconi e la Poli Bortone. Ce n’è per tutti i gusti. 

A Intelligonews il senatore azzurro Maurizio Gasparri scrive un tweet ideale alla Meloni e spiega perché Raffaele Fitto si sta mettendo da solo fuori dal partito. E se l’appello del deputato pugliese Francesco Paolo Sisto (pontiere tra fittiani e berlusconiani) è a “non commettere un doppio peccato mortale”, con la raccomandazione a FdI a sostenere la Poli Bortone che è “cult”, la giovane berlusconiana Silvia Sardone bacchetta il ‘ribelle’ Fitto. Dalle file del partito della Meloni, si leva la voce del capogruppo a Montecitorio Fabio Rampelli che ricorda come la Poli Bortone aveva già optato per Schittulli salvo poi cambiare idea.  Ed è la stessa Poli Bortone a replicare a stretto giro perchè nella conversazione con Intelligonews dice "due parole a Fitto e alla Meloni". 

Anche il parlamentare forzista Di Stefano si appella all’unità del partito e dello schieramento ma a metà settimana dal vertice di Palazzo Grazioli, esce la linea di Berlusconi: niente compromessi coi fittiani, tempo scaduto: noi candidiamo Adriana Poli Bortone. Dal canto loro i fittiani replicano con la stessa rigidità e i muri diventano sempre più alti. 

Nelle Marche poi, c’è una novità destinata a far discutere: Fi sosterrà l’ex governatore Pd Spacca che dopo aver rotto col proprio partito si è messo alla testa di uno schieramento sostenuto dal centrodestra. Per non parlare poi della Toscana dove è ancora impasse sul candidato di Fi alla Regione dopochè dal vertice con Berlusconi - racconta gli spifferi di Intelligonews - Verdini è uscito senza la ‘benedizione’ del Cav sul nome proposto: il consigliere regionale Tommaso Villa, di fede verdiniana.  
E meno male che la settimana è finita qui…
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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